13 settembre 2002

SUL DECRETO LEGGE - MISURE URGENTI PER IL CONTROLLO, LA TRASPARENZA ED IL CONTENIMENTO DELLA SPESA PUBBLICA


 Nota CGIL al Decreto-Legge "Misure urgenti per il controllo, la trasparenza e il contenimento della spesa pubblica"

 

Con il decreto legge "Misure urgenti di controllo, trasparenza e contenimento della spesa pubblica", il Governo, in nome dell’urgenza dettata dallo stato dei conti pubblici, sostenuta nella relazione al provvedimento e negata nelle varie conferenze stampa, emana un provvedimento di legge ad efficacia immediata con il quale si introduce una strumentazione sul controllo della spesa che assume carattere di strutturalità permanente, ben oltre l’urgenza del decreto legge; si  modifica con uno strumenti improprio una normativa centrale nella costituzione materiale, quale è la Legge 468/78 che può essere modificata solo con una specifica legge di riforma e si stravolge l’impianto dell’art.81 della Costituzione.
Infatti  il Ministro dell’Economia ha la potestà di intervento su tutte le leggi, attualmente vigenti, qualora si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di spesa o di entrate indicate dalle leggi stesse.
L'intervento del Ministro avviene su segnalazione del Ministro competente o anche senza segnalazione. Il Ministro dell'Economia riferisce al Parlamento per le conseguenti iniziative legislative. In attesa che il Parlamento si pronunci, le varie Amministrazioni sospendono l’applicazione delle leggi in oggetto.
 Il Ministro dell'Economia - in presenza di uno scostamento rilevante degli obiettivi – può limitare l’assunzione degli impegni di spesa, ad  esclusione delle spese obbligatorie (stipendi, pensioni, assegni…) delle varie  Amministrazioni, intervenendo in tal modo  sulle stesse decisioni di spesa e di bilancio approvate dal Parlamento.
Si determina in sostanza un bilancio teorico (quello approvato dal Parlamento) e uno reale (quello deciso dal Ministro del Tesoro), che agisce "sentito in conformità il Consiglio dei Ministri".
Rispetto alla normativa in essere vi sono pesanti innovazioni gravi politicamente, che aumentano il potere discrezionale di intervento del Ministro dell'Economia, in particolare:
la valutazione sulla "prossimità" allo scostamento dai limiti finanziari, è affidata solo al Ministro;
1. la possibilità di operare anche in assenza di segnalazione del Ministro competente.
2. Il ruolo nella limitazione degli impegni di spesa qualora vi siano “ scostamenti rilevanti dagli obiettivi”
Si evidenziano dal punto di vista istituzionale 3 problemi:
1. l'annullamento del ruolo del Parlamento, in relazione alla verifica effettiva dell'operatività delle leggi e dei loro effetti finanziari;
2. il ruolo improprio assunto dal Ministro dell'Economia rispetto agli altri componenti del Governo, un superministro dotato di poteri straordinari teoricamente amministrativi, nella sostanza politici;
3. l'assoluta discrezionalità degli interventi decisi dal Ministro, per i quali non esiste alcun criterio pre-definito dal Parlamento e/o dal Consiglio dei Ministri.
Questi 3 problemi chiamano  tutti in causa profili di legittimità costituzionale.
Dal punto di vista "sociale", la fortissima centralizzazione da parte del Ministro di tutta l’attività di controllo tramite la Ragioneria Generale dello Stato,, l'intervento su tutte le leggi vigenti che verranno verificate in relazione alle effettive coperture finanziarie provocando la temporanea sospensione delle stesse in attesa delle decisioni del Parlamento con la lesione dei diritti soggettivi, la limitazione ad un anno dell’utilizzo dei residui, l'ulteriore previsione di stretta sull'assunzione di impegni di spesa da parte degli Enti Pubblici, a modifica delle leggi vigenti, possono determinare una situazione esplosiva sul complesso della legislazione relativa agli investimenti, al Mezzogiorno, al lavoro.
 Sotto tale mannaia sono destinate a rientrare anche le leggi di spesa del Governo Berlusconi (ad es. Tremonti bis o emersione) la cui copertura finanziaria era assicurata dalle entrate che si sarebbero determinate per effetto delle leggi stesse.
Sul versante degli equilibri tra istituzioni della Repubblica, il Ministro dell'Economia può intervenire bloccando le spese di funzionamento degli enti pubblici non territoriali qualora  la RGS verifichi scostamenti di spesa. La genericità della formula adottata in questo caso potrebbe far arrivare tale attività del Ministero dell’Economia fino alle stesse ASL,con ricadute gravi in  relazione alle evidenti ripercussioni sulle funzioni e sulle prestazioni fornite alle persone, nonché effetti dirompenti dal punto di vista della legittimità costituzionale e dell'autonomia delle Regioni.
 Con il decreto del Ministro dell'Economia si arriva ad intervenire anche sui risultati derivanti dalle contrattazioni sottoscritte tra le parti a livello aziendale, negli enti di cui sopra, laddove vengono considerati tali da poter determinare effetti negativi sul piano del bilancio statale.
In sostanza, dietro lo schermo delle questioni finanziarie, si sta portando avanti un disegno eversivo diretto a sconvolgere gli equilibri costituzionali, stravolgendo in via strutturale e non per un solo anno, l'insieme della legislazione vigente, spossessando lo stesso Parlamento dalle competenze “ reali” sulle Leggi di bilancio che diviene una variabile nelle mani del Ministro dell’Economia.           

 

Al Presidente Senato della Repubblica
Sen. Marcello PERA

 

Al Presidente Camera dei Deputati
On. Pierferdinando CASINI

 

ROMA

 

 

 

Egregio  Presidente,

 

intendiamo segnalarle le nostre preoccupazioni a seguito delle innovazioni   contenute nel decreto del 6/9/02 recante  misure urgenti per il controllo, la trasparenza e il contenimento della spesa pubblica.

 

Tale decreto presenta, ad avviso della CGIL, palesi profili di incostituzionalità e configura un assetto dei poteri in materia di bilancio pubblico che allontanano il nostro Paese dalle più evolute democrazie rappresentative.

 

Di evidente incostituzionalità è, secondo noi, l’uso dello strumento del decreto per modificare una legge organica, quale è la n. 468 del 1978 che trova nei regolamenti parlamentari particolari protezioni in ragione della sua funzione di attuazione dell’art. 81 della Costituzione.

 

La possibile violazione dei principi della nostra Carta fondamentale non si ferma al metodo: vanno infatti segnalate due questioni di merito particolarmente gravi. Il decreto, come indicato nella relazione che lo accompagna, introduce il principio  secondo il quale “in caso di debordi di spesa o di inadeguati gettiti di entrate, anche nell’ipotesi che tali fenomeni stiano per verificarsi”, in attesa delle decisioni del Parlamento, venga sospesa l’applicazione delle norme. Si affida cioè all’azione amministrativa e ad un organo tecnico come la Ragioneria generale il compito di sospendere anche le erogazioni a carattere obbligatorio connesse a diritti soggettivi.

 

Il decreto attribuisce poi, per le spese non obbligatorie, al Ministro del Tesoro il potere di ridurre unilateralmente impegni e pagamenti di spese iscritte in bilancio così come deciso dal Parlamento. Tale potere discrezionale attribuito al Ministro del Tesoro altera gli equilibri istituzionali tra Governo e Parlamento e tra
Governo e Istituzioni, producendo inoltre ripercussioni negative nei rapporti tra Stato  centrale e i Governi locali.

 

Nei fatti, le norme introdotte attribuiscono al Governo la facoltà di trasformare il bilancio, che a questo punto diverrebbe meramente virtuale, trasformando il voto del Parlamento in una delega in bianco al Ministro dell’Economia. 

 

Certi che saprà dare adeguata valutazione alle nostre segnalazioni, la saluto cordialmente.

 

 

 

 

 

Al Presidente della Conferenza
dei Presidenti delle Regioni
Dott. Enzo GHIGO

 

Al Presidente dell’Unione
delle Province Italiane
Avv. Lorenzo RIA

 

Al Presidente dell’Associazione
Nazionale dei Comuni Italiani
Dott. Leonardo DOMENICI

 

ROMA

 

 

 

Egregio  Presidente,

 

intendiamo segnalarle le nostre preoccupazioni a seguito delle innovazioni                     contenute nel decreto del 6/9/02 recante  misure urgenti per il controllo, la trasparenza e il contenimento della spesa pubblica.

 

Tale decreto presenta, ad avviso della CGIL, palesi profili di incostituzionalità e configura un assetto dei poteri in materia di bilancio pubblico che allontanano il nostro Paese dalle più evolute democrazie rappresentative.

 

Di evidente incostituzionalità è l’uso, secondo noi, dello strumento del decreto per modificare una legge organica, quale è la n. 468 del 1978 che trova nei regolamenti parlamentari particolari protezioni in ragione della sua funzione di attuazione dell’art. 81 della Costituzione.

 

La possibile violazione dei principi della nostra Carta fondamentale non si ferma al metodo: vanno infatti segnalate due questioni di merito particolarmente gravi. Il decreto, come indicato nella relazione che lo accompagna, introduce il principio  secondo il quale “in caso di debordi di spesa o di inadeguati gettiti di
 entrate, anche nell’ipotesi che tali fenomeni stiano per verificarsi”, in attesa delle decisioni del Parlamento, venga sospesa l’applicazione delle norme. Si affida cioè all’azione amministrativa e ad un organo tecnico come la Ragioneria generale il compito di sospendere anche le erogazioni a carattere obbligatorio connesse a diritti soggettivi.

 

Il decreto attribuisce poi, per le spese non obbligatorie, al Ministro del Tesoro il potere di ridurre unilateralmente impegni e pagamenti di spese iscritte in bilancio così come deciso dal Parlamento. Tale potere discrezionale attribuito al Ministro del Tesoro altera gli equilibri istituzionali tra Governo e Parlamento e tra
Governo e Istituzioni, producendo inoltre ripercussioni negative nei rapporti tra Stato  centrale e i Governi locali.

 

Nei fatti, le norme introdotte attribuiscono al Governo la facoltà di trasformare il bilancio, che a questo punto diverrebbe meramente virtuale, trasformando il voto del Parlamento in una delega in bianco al Ministro dell’Economia. 

 

Certi che saprà dare adeguata valutazione alle nostre segnalazioni, la saluto cordialmente.

      
        Sergio Cofferati