Roma, 13 settembre 2002
Il rischio annunciato della guerra preventiva
contro lIraq assume ogni giorno maggiore consistenza nelle dichiarazioni del
Presidente e del Governo degli USA, nel posizionamento pro o contro dei diversi governi
europei, nei pronunciamenti sempre più precisi del Presidente e del Vice Presidente del
Consiglio italiano, oscillanti tra sillogismi indimostrabili, per i quali per la
pace può servire la guerra e scelte di campo, dalla parte degli USA a
prescindere. La tragedia dellattentato terrorista alle TWIN TOWERS rimarrà per sempre una ferita profonda in ogni coscienza democratica: la solidarietà al popolo americano è stata immediata e netta da parte della CGIL allora e rinnovata oggi, ad un anno di distanza in occasione della triste ricorrenza. Netta la condanna ferma del terrorismo e della violenza, netto l'impegno perché venga sconfitto. La CGIL infatti sa bene che il terrorismo costituisce una minaccia assoluta per la libertà, la democrazia e gli interessi delle persone che rappresenta e sa bene che non esistono mai, in nessun modo, ragioni che possano giustificare atti terroristici, anche quando e soprattutto quando vengano compiuti brandendo la bandiera della ingiustizia. Per la Segreteria nazionale della CGIL oggi, come allora,
è altrettanto preciso il rifiuto del ricorso alla guerra come strumento di regolazione
dei conflitti tra gli Stati e come efficace strumento di lotta al terrorismo. Sono aperti nello scenario internazionale tutti i
problemi che emergevano con forza un anno fa, la soluzione dei quali è necessaria in ogni
caso e può aiutare a sconfiggere il terrorismo: La CGIL riconferma la sua contrarietà alla guerra ed è impegnata a sostenere tutte le soluzioni diplomatiche che lONU ha il diritto e la responsabilità di predisporre, utili a scongiurare lapertura di un nuovo conflitto nel MEDIO ORIENTE: per le ragioni generali che attengono ai suoi valori, ma anche per la valutazione della fase e del contesto. La riflessione sulla situazione, che non può che essere
affidata senza ultimatum - allONU, (in modo da verificare attraverso
ispettori lo stato reale delle violazioni certe da parte di Saddam delle risoluzioni del
Consiglio di Sicurezza e conseguentemente le misure e gli strumenti di pressione sul
governo iracheno perché siano rispettate), non può rimuovere, a nostro avviso, da un
lato che la necessità di un attacco contro lIRAQ ha cominciato a manifestarsi negli
USA prima della definizione certa di un casus belli; lillogica sequenza
temporale dà sostegno ai dubbi, autorevolmente espressi da Nelson Mandela, sulla somma di
obiettivi che orientano le dichiarazioni del governo degli USA. Né è possibile rimuovere
la previsione degli effetti sul piano mondiale, per le interdipendenze economiche e
sociali tra i paesi del mondo, di una guerra che potrebbe configurarsi come una guerra tra
due civiltà, tra Occidente e Islam. Peraltro laumento, certo in caso di guerra, del
prezzo del petrolio greggio e del gas naturale produrrebbe effetti non solo sul ciclo
economico mondiale, ma soprattutto su quello europeo e italiano già provato,
nonostante le rassicurazioni risibili del governo e dunque sulle tasche dei
cittadini. La CGIL chiede che il Parlamento italiano sia già oggi la sede obbligata e dovuta della discussione e che il Governo, si adoperi per sostenere una posizione europea da far pesare nellazione diplomatica della comunità internazionale, finalizzata a creare le condizioni che scongiurino la guerra contro lIRAQ, ad avviare la risoluzione dei tanti problemi di giustizia ed equità nel mondo, ridando sostanza, legittimità e voce agli organismi internazionali e alla politica. La CGIL proporrà a CISL e UIL, alla CES ed alla CISL
Internazionale una presa di posizione di netto rifiuto della logica dellinevitabilità
della guerra. Roma, 13 settembre 2002
La Segreteria Nazionale CGIL
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