IL SOLITO “PACCO” DI LUGLIO CONTRO I LAVORATORI

 

Come al solito arriva luglio e ci tirano il “pacco”, naturalmente senza neanche sentire cosa ne pensano i lavoratori!

Il “Pacco per l’Italia”, confezionato dal governo Berlusconi e dalla Confindustria di Amato con la complicità di Cisl e Uil, al di là dell’attacco all’articolo 18 che si concretizza in un vulnus nel sistema dei diritti – che o sono per tutti o non sono tali e verranno quanto prima derubricati a “privilegi” da sottrarre a tutti – rappresenta un ulteriore, grave passo in avanti del processo di riduzione del lavoro da diritto a merce e della subordinazione dei diritti sociali alle regole del mercato (leggi profitto).

Ma non basta, con questo atto il governo e Confindustria hanno portato a compimento un lungo processo di involuzione e imbarbarimento delle condizioni del lavoro avviato con gli accordi iniziati nel 1991 e con la pratica di quella concertazione sociale e che è stata gestita senza alcuna soluzione di continuità da Cgil, Cisl e Uil ed, indistintamente, dai governi sia di centro-destra che di centro-sinistra.

Il Governo ci tira il “Pacco” con la complicità di una Cisl ed un Uil che - pronte a raccogliere i frutti del loro scodinzolamento al tavolo della trattativa in termini di istituti bilaterali, commissioni arbitrali, cogestione dell’affare della formazione permanente e del mercato che si occuperà della compra-vendita dei lavoratori (quello che era il collocamento quanto il lavoro era un diritto!) – hanno ormai concluso la parabola della loro involuzione divenendo organizzazioni corporative  e di regime direttamente finanziate dal governo, organizzazioni da denunciare ai lavoratori come sindacati gialli, filo-padronali, da sconfessare e combattere in ogni posto di lavoro.

L’accordo sancisce di fatto la morte di quella concertazione cui resta aggrappata una Cgil incapace di trarre le conclusioni di una stagione pagata dai lavoratori in termini di precarietà, peggiori condizioni di lavoro e perdita del valore d’acquisto dei salari, di una stagione che ha sancito la subordinazione degli interessi del lavoro a quelli del profitto. Una Cgil incapace di superare la contraddizione tra la necessità della mobilitazione cui la costringe l’azione del governo ed una pratica concertativa di svendita degli interessi dei lavoratori sui luoghi di lavoro in cui si sono formati i suoi quadri militanti ed i suoi dirigenti a tutti i livelli.

Il governo e la Confindustria mandano in soffitta il vecchio e affatto rimpianto arnese della concertazione varando lo strumento teorizzato dall’Europa di Maastricht nel trattato di Barcellona: la “consultazione”,

Nella sostanza questo significa che il governo vuole legiferare non sulla base del consenso sociale, ma sulla base del mandato elettorale cui viene attribuito un valore plebiscitario. Le parti sociali in questa logica vengono semplicemente consultate e il governo (come un re “illuminato” di una volta!) può tenere conto di qualche suggerimento ma si ritiene legittimato a procedere anche contro la stragrande maggioranza dei soggetti sociali che sono oggetto dei provvedimenti e delle organizzazioni che ne rappresentano la maggioranza.

La riorganizzazione in senso antipopolare del lavoro e della produzione, la riduzione del lavoro e dei servizi pubblici a merce presuppongono nelle intenzioni di governo e Confindustria che venga impedita una partecipazione dei lavoratori alle decisioni, che venga ascoltato il loro punto di vista, che si criminalizzi chi si oppone e tenti di organizzare l’opposizione sociale, che si eserciti un controllo assoluto sui mezzi di informazione. Occorre che vada avanti la barbarie plebiscitaria e presidenzialista, occorre che si allarghi questo deficit di democrazia su cui si fonda l’Europa dei mercati e la riorganizzazione sociale nell’epoca della guerra economica, sociale e militare.

Questo è quanto avvenuto con il “Pacco per l’Italia” e se la Cgil è adesso vittima di un’involuzione che ha contribuito ad avviare, ora occorre sconfiggere questo attacco imponendo il ritiro dell’accordo ed affermando il diritto dei lavoratori a decidere del loro destino.

Questo si può portare avanti immediatamente sostenendo e promovendo, in vista dello sciopero generale, gli scioperi e le manifestazioni spontanee che in queste ore i lavoratori stanno ponendo in campo un po’ ovunque, lanciando una campagna tra i lavoratori per il ritiro delle deleghe a Cisl e Uil, sindacati corporativi e di regime, rilanciando l’iniziativa per l’estensione dei diritti a tutti - dai precari agli immigrati oggetto della legge xenofoba e razzista Bossi-Fini – intensificando la raccolta di firme per il referendum sull’estensione delle tutele dell’articolo 18 ai lavoratori occupati nelle aziende sotto i 15 dipendenti e sugli altri quesiti, vanificando in tal modo un punto essenziale del “pacco” ed imponendo il giudizio dei cittadini al “presidente-padrone”.

                                               

La Segreteria Nazionale S.in.Cobas