| La
piattaforma di Cgil-Cisl-Uil
Le decisioni assunte dal Governo, con la
presentazione delle deleghe, con il chiaro avallo della Confindustria, non aiutano lo
sviluppo del SUD, delle aree svantaggiate e dell'occupazione, ma introducono chiari
elementi di penalizzazione per ampie fasce di lavoratori giovani e pensionati. Le norme
contenute nelle leggi delega sono un atto politico unilaterale inaccettabile del Governo
contro le regole più elementari di un normale rapporto negoziale con le parti sociali.
Tutto ciò rischia di favorire un modello di società e di stato sociale dove le
diversità di trattamento rischiano di allargare l'area delle esclusioni e delle
emarginazioni sociali.
CGIL CISL e UIL con liniziativa di lotta dello sciopero generale rivendicano il
ripristino della politica della concertazione come obiettivo strategico e la conquista di
modifiche essenziali alle deleghe presentate in parlamento.
MEZZOGIORNO
CGIL-CISL-UIL, rivendicano nei confronti del Governo nonché delle Regioni e delle
Organizzazioni Imprenditoriali una svolta espansiva nella politica di sviluppo, non
affidata esclusivamente ai meccanismi spontanei del mercato, ma articolata su adeguati
interventi di sostegno sia sulla domanda e quindi sui redditi, in particolare quelli medio
bassi, sia sul sistema produttivo e dei servizi, perseguendo politiche di rafforzamento
delle qualità della ricerca, dell'innovazione e il completamento della dotazione
infrastrutturale.
In particolare sono urgenti e imprescindibili politiche di riequilibrio dello sviluppo, e
quindi interventi mirati per il Sud e le aree depresse, contrassegnati da pesantissimi
problemi occupazionali, attraverso:
- il ripristino del flusso di stanziamento di risorse per le aree depresse, la
programmazione negoziata, le politiche di incentivo, fortemente ridotto con l'ultima legge
Finanziaria;
- un progetto di infrastrutture materiali e immateriali (viabilità, alta capacità
ferroviaria, portualità, logistica, energia idrica, telecomunicazioni);
- l'utilizzo corretto e tempestivo dei Fondi Comunitari;
- un programma di attrazione al Sud di investimenti dalle aree sature del Nord e
dall'estero sostenuto da forti incentivazioni come la possibilità di cumulare il credito
d'imposta alla Tremonti bis.
MERCATO DEL LAVORO
Il Governo con la sua scelta di modifiche all'art. 18 dello Statuto dei lavoratori, non
solo ha scelto di annullare un diritto fondamentale dei lavoratori, ma ha interrotto la
possibilità di confronto ed impedito che si raggiungessero soluzioni concordate su altri
temi.
CGIL-CISL-UIL chiedono:
? il ritiro degli articoli che modificano le norme attualmente in vigore sui
licenziamenti e quelle sull'arbitrato
? il finanziamento di un nuovo sistema di ammortizzatori sociali (cassa integrazione e
indennità di disoccupazione) così come previsto dal Patto di Natale del 1998 (legge
144/99). Non si possono superare le iniquità attuali a costo zero, come vuole il
governo
? la rapida messa a regime della riforma del collocamento, centrata su standard di
qualità elevati per il servizio pubblico
? un rafforzamento delle tutele e dei diritti per le forme di lavoro atipico e iniziative
di contrasto ai processi di precarizzazione
? Scioperiamo per riaprire il confronto con Governo e con imprenditori partendo dai temi
della stabilità del lavoro e della sua qualità per promuovere nuova occupazione.
PREVIDENZA
Il disegno di legge delega approvato dal Governo in materia previdenziale, grazie
alla pressione esercitata dal sindacato non penalizza le pensioni di anzianità, ma
infligge un duro colpo al sistema previdenziale pubblico.
CGIL, CISL e UIL manifestano la loro più netta contrarietà sui seguenti quattro aspetti
della delega:
? Per continuare l'attività lavorativa usufruendo degli incentivi salariali (una volta
maturati i requisiti per la pensione di anzianità) il lavoratore deve prima cessare il
rapporto di lavoro esistente per poi accenderne uno nuovo a tempo determinato, sempre con
lo stesso datore di lavoro. Ciò determina un notevole grado di discrezionalità nelle
mani del datore di lavoro, che potrà decidere se fare usufruire o meno al lavoratore di
un suo diritto;
? la obbligatorietà dell'adesione ai fondi pensione. La previdenza complementare deve
essere collegata alle norme che sono o saranno definite dalla contrattazione
collettiva. L'adesione volontaria da parte dei lavoratori ai fondi della previdenza
complementare di origine contrattuale deve essere favorita anche attraverso procedure
negoziate di silenzio-assenso e deve prevedere l'obbligatorietà del conferimento del TFR
da parte dei datori di lavoro.
? Il sistema di decontribuzione previsto da 3 a 5 punti per agevolare la previdenza
complementare e la riduzione del costo del lavoro comporterà:
? un abbassamento dell'aliquota contributiva,
? la previsione, in prospettiva, di trattamenti previdenziali più bassi,
? un disequilibrio nei bilanci degli enti previdenziali;
? la "progressiva" applicazione di alcuni principi e criteri direttivi della
delega e la non applicazione di altri al rapporto di lavoro pubblico, in particolare per
quanto concerne la possibilità, seppur graduale, della abolizione del divieto di cumulo
tra le pensioni di anzianità e redditi da lavoro dipendente ed autonomo. E' totalmente
affidata al Governo la discrezionalità nella estensione dei criteri della delega col
rischio di un approfondimento delle differenze fra il lavoro pubblico e quello privato.
FISCO
La legge delega sulla Riforma fiscale presentata dal Governo, oltre a non essere stata
oggetto di confronto con le parti sociali, indispensabile per le ricadute che ne
deriveranno sulle condizioni economiche e di vita dei lavoratori e dei pensionati, a
giudizio di CGIL, CISL e UIL apre uno scenario preoccupante in tema di coesione e
giustizia sociale, e di tenuta della politica dei redditi poiché tende a privilegiare in
maniera sperequata i ceti più abbienti.
Nel ribadire la propria contrarietà alla forma della delega pluriennale aperta, adottata
nello specifico dal Governo, CGIL, CISL e UIL sostengono che la Riforma del Fisco non può
e non deve prescindere dai seguenti punti fondamentali:
? coerenza con i principi costituzionali della solidarietà, della progressività
dell'imposta, della capacità contributiva e del diritto ad un'esistenza dignitosa;
? equità di benefici ai contribuenti, derivanti dalla riduzione della pressione fiscale
su tutti i redditi;
? conferma del sistema delle detrazioni specifiche per lavoratori dipendenti e pensionati;
? sostengo fiscale alla ricerca e all'innovazione tecnologica per innalzare in termini
qualitativi la competitività dell'apparato produttivo. Riduzione del cuneo fiscale e
contributivo sulla base del Patto di Natale del 1998, dando priorità al lavoro
dequalificato e certezza di finanziamento al Servizio Sanitario Nazionale;
? potenziamento dell'Amministrazione finanziaria per la lotta all'evasione ed elusione
fiscale.
POLITICHE SOCIALI
SANITA'
Gli ultimi provvedimenti del Governo in materia di tutela della salute,
oltre al fatto che non sono stati oggetto di confronto con il sindacato, modificano il
percorso di riforma tracciato dalla legge 229/99, e sollecitano quindi non poche
preoccupazioni.
CGIL, CISL e UIL chiedono pertanto un impegno significativo del Governo su:
? la piena attuazione della legge 229 "riforma sanitaria" in particolare per
quanto attiene l'Universalità quale garanzia del diritto di accesso da parte di
tutti cittadini al servizio sanitario;
? la emanazione di norme che, alla luce delle modifiche apportate al titolo V della
Costituzione, vincolino le Regioni a garantire che i LEA (Livelli Essenziali di
Assistenza), definiti a livello nazionale, siano esigibili su tutto il territorio;
? applicazione dell'istituto dell Accreditamento, per le strutture pubbliche e
private, con requisiti e standard nazionali, a garanzia della qualità delle prestazioni
sanitarie, socio-sanitarie e sociali;
? emanazione del Piano sanitario nazionale quale strumento strategico della programmazione
sanitaria e socio-sanitaria nazionale, nel nuovo contesto federalista. Il Piano deve
perseguire obiettivi di tutela della salute che siano concretamente realizzabili, in
particolare per quanto attiene lintegrazione socio-sanitaria, e conseguentemente
individuare risorse finanziarie necessarie.
INTERVENTI E SERVIZI SOCIALI
La legge 328/2000 evidenzia il ruolo della concertazione per la riorganizzazione del
sistema di welfare. CGIL-CISL-UIL denunciano il ritardo del Governo nella emanazione dei
provvedimenti attuativi, senza i quali è messa in discussione la realizzazione di servizi
fondamentali per garantire il benessere delle famiglie, delle persone più svantaggiate e
delle comunità locali. Il Governo peraltro anche laddove è intervenuto, come per gli
asili nido, non ha tenuto conto della coerenza con il quadro legislativo e della
necessità di interlocuzione con le organizzazioni sindacali.
CGIL-CISL-UIL rivendicano nei confronti del Governo :
? lattuazione integrale della legge, anche da parte delle Regioni e degli Enti
locali, per assicurare i livelli essenziali di assistenza in ogni ambito territoriale;
? la certezza di finanziamento del Fondo nazionale per le politiche sociali, prevedendone
in prospettiva lincremento;
? una specifica attenzione ai problemi e ai bisogni della Terza Età ed in particolare
degli anziani non autosufficienti, per i quali è indispensabile la costituzione di uno
specifico Fondo;
? la riorganizzazione del sistema dellassistenza economica alle persone disabili,
collegandola a specifici progetti di autonomia, di integrazione lavorativa e sociale;
? lavvio di politiche di sostegno allinserimento ed al reinserimento
lavorativo di persone in condizione di svantaggio sociale, in coerenza con la legislazione
comunitaria e nazionale;
? un corretto riconoscimento e la valorizzazione del contributo che può venire alle
politiche dellintegrazione e di coesione sociale dalla partecipazione
dellassociazionismo e del nuovo servizio civile.
SCUOLA
CGIL CISL- UIL rilanciano la vertenza nazionale per la scuola e la formazione
a difesa della scuola statale e dei suoi lavoratori
E questa una ulteriore occasione per riconfermare il nostro comune impegno per
? garantire, con organici adeguati, il diritto allo studio e alla formazione;
? mantenere il carattere nazionale di tutta listruzione;
? rafforzare il ruolo della scuola statale;
? riconoscere limpegno professionale di tutto il personale della scuola;
? aprire il contratto 2002-2005.
L'impegno del sindacato di proseguire sulla strada delle riforme e dell'ammodernamento
dell'economia, anche con la valorizzazione dei nuovi spazi di partecipazione sollecitati
dalla direttiva dell'Unione Europea sulla società europea, per nuovi traguardi sul fronte
dello sviluppo e dell'occupazione deve proseguire con rinnovato impegno per impedire che
l'azione unilaterale del Governo e di Confindustria continui ad alimentare un clima di
conflitto sociale per scaricare sulla parte debole della società le conseguenze di scelte
politiche che univano alle radici i grandi risultati costruiti con la politica della
concertazione.
Le
nostre osservazioni
Cgil - Cisl e Uil chiamano i lavoratori allo
sciopero generale del 16 su una piattaforma che dichiara tutta la sua debolezza nel
carattere emendativo dei suoi contenuti e nella difesa di un sistema negoziale basato
sulla politica concertativa.
Il vero limite della piattaforma è infatti
quello di non corrispondere al carattere generale e strategico dell'offensiva di Governo e
Confindustria. Una offensiva che non mira soltanto all'articolo 18 ma che punta
esplicitamente a modificare complessivamente il quadro normativo del mercato del lavoro
per realizzare una maggiore ed esplicita subordinazione del lavoro all'interesse di
impresa.
Così, la piattaforma sindacale, se da un
lato indica nel ritiro delle deleghe l'obiettivo immediato, appare vuota di strategia e
propettiva nella volontà di contrastare complessivamente i caratteri dell'offensiva
contro il lavoro. Ci si limita ad un elenco di valutazioni e richieste (anche
condivisibili) ma limitate dal carattere emendativo di un intervento che non riesce a
proporre una piattaforma complessiva su cui mobilitare il mondo del lavoro non solo per
difendersi dagli interventi del Governo ma anche per sostenere ed estendere diritti e
tutele (salariali e normative).
Un passaggio che richiederebbe accanto ad una
precisa consapevolezza dei caratteri generali dello scontro aperto anche una altrettanto
precisa coscenza sull'inefficacia del sistema concertativo e sulla necessità di un suo
superamento. Elementi questi che mancano completamente nel volantone sindacale. Così se
è positivo che finalmente si sia arrivati allo sciopero generale, rimane tutt'ora aperta
la questione della piattaforma.
E' quindi necessario che la questione della
"piattaforma", a partire dai
contenuti e dalle proposte dell'assemblea nazionale delle delegate e dei delegati Rsu
tenutasi a Milano lo scorso 11 gennaio, torni urgentemente all'ordine del giorno
dell'iniziativa delle rsu e delle sinistre sindacali. Una piattaforma su cui mantenere
attiva l'iziativa sindacale, oltre il 16 aprile e oltre il dibattito sulle deleghe che si
sostenga su una iniziativa vertenziale capace di svolgersi sino all'ottenimento degli
obiettivi.
Obiettivi che non possono prescindere dalla
messa in discussione delle politiche concertative, da una forte ripresa dell'iniziativa
sul salario in tutte le sue forme, sull'estensione delle tutele e dei diritti, sulla lotta
contro lo sviluppo delle flessibilità e del lavoro precario.
Una piattaforma che, come abbiamo più volte
ripetuto e sostenuto, deve saper unire tutto il mondo del lavoro (dai disoccupati, agli
occupati in tutte le tipologie di lavoro, le famiglie, i pensionati, gli studenti) attorno
ad una linea generale capace di contrastare il carattere generale dell'offensiva del
Governo e della Confindustria.
E' questo che i lavoratori hanno chiesto in
occasione delle recenti grandi mobilitazioni contro il Governo, ed è questo che i
lavoratori si aspettano dai loro sindacati.
Una questione, quella della piattaforma, che
non può non essere rilanciata nel dibattito sindacale (in
Cgil, dalla sinistra sindacale di lavoro società - cambiare rotta) pena lo
svuotamento dell'iniziativa dopo il 16 aprile con il rischio che tutto sia demandato ad
una politica referendaria (necessaria ma insufficiente) e con il rischio di un ritorno a
pericolose divisioni sindacali.
C'è solo un modo per continuare dopo lo
sciopero generale del 16 aprile. Ritornare ai lavoratori ed alle loro assemblee. Dare ai
lavoratori la possibilità di discutere e di costruire, a partire dai bisogni che questi
esprimono, una piattaforma generale da sostenere con una vertenza generale contro il
governo per l'estensione dei diritti e delle tutele, per l'incremento dei salari, per il
sostegno al lavoro ed all'occupazione contrastando l'estendersi delle flessibilità e
delle precarietà, per una legge sulla democrazia nei luoghi di lavoro.
IL COORDINAMENTO RSU
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