Solidarietà per articolo 18 alla Fiat New Holland di Modena

In Tribunale il 31 gennaio Francesco non sarà da solo

Il Tribunale formalmente si pronuncerà su un licenziamento individuale, nella sostanza i giudici decideranno se la scusa di “scarso rendimento” è sufficiente per licenziare un operaio che guarda caso si è messo in mostra nella lotta ai sabati lavorativi, all’intensificazione dello sfruttamento.
Questa questione riguarda solo Francesco? Solo la Fiat? In realtà riguarda tutti gli operai e tutti i padroni.
I padroni sono ben rappresentati. La potente Fiat mette a disposizione i migliori avvocati. Le leggi di una società dominata dai padroni, non sono certo leggi a favore degli operai. Anche nell’applicazione dell’obbligo al reintegro, che Francesco ha ottenuto per ben 2 volte in primo grado, la Fiat ha trovato la scappatoia. Per 4 anni Francesco è rimasto fuori.
Gli operai si trovano in tutt’altra situazione. Il sindacato parla contro i licenziamenti ma nelle fabbriche fa ben poco, quando non copre addirittura i licenziamenti individuali con il silenzio assenso, specialmente per gli operai che ne criticano il collaborazionismo col padrone.
Gli avvocati costano e per gli operai non è poco.
Francesco deve rientrare a lavorare. Subito.
La Fiat metterà in campo migliaia di fili invisibili per imporre in Tribunale la sua volontà. Conoscenze, condizioni sociali, favori reciproci contano eccome, anche se nessuno vorrà mai ammetterlo.
Gli operai hanno un solo mezzo per far conoscere ai giudici la loro opinione, manifestare in tutti i modi possibili che il licenziamento di Francesco non fu un fatto privato, ma solo uno dei duemila licenziamenti che ogni anno i padroni attuano per far fuori gli operai scomodi e fra questi molti operai che lottano. Così esercitano la loro dittatura nelle fabbriche.
Il pronunciamento del 31 gennaio è un pronunciamento che riguarda direttamente lo scontro sotterraneo fra operai e padroni, i primi per salvaguardare la loro pelle e la dignità, i secondi per aumentare i loro profitti.
Di fronte a questa semplice realtà ognuno si assuma la propria responsabilità.
Il giudice nell’emettere la sentenza.
Il sindacato ufficiale che ancora non esce dal suo pesante silenzio.
Gli operai esprimendo la loro solidarietà militante.

                                   Operai e delegati delle fabbriche:

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