dal sito della Cgil nazionale
| Cgil: dal Comitato Direttivo
iniziative di mobilitazione |
21 febbraio 2002- Attivi nel territorio accompagnati
da scioperi locali per far sapere a cittadini e lavoratori quali sono le ragioni della
protesta e i contenuti delle proposte, partecipazione a Barcellona il 14 marzo alla
iniziativa del sindacato europeo che precede il vertice dei capi di stato, manifestazione
nazionale a Roma, sabato 23 marzo e sciopero generale il 5 aprile. E' questo il calendario
delle iniziative di mobilitazione della Cgil deciso dal Comitato Direttivo, che la
segreteria proporrà ora a Cisl e Uil perché possano diventare unitarie, fermo restando
che, in caso di risposta negativa, la Cgil andrà avanti da sola.
La proposta del governo
Sergio Cofferati ha spiegato come sono andate le cose
durante il confronto di mercoledì sera con il governo, riconfermando le motivazioni che
hanno portato la Cgil a dire 'no'. Il governo ''per dare continuità allo sforzo di
riorganizzazione e rilancio del sistema economico'', a suo giudizio contenuto nelle
deleghe, ha ritenuto utile cercare le condizioni per un consenso ampio su alcuni dei temi
oggetto di critica e contestazione. E per questo motivo ha proposto a tutte le
associazioni imprenditoriali e sindacali di riaprire un confronto sui temi contenuti nella
delega sul mercato del lavoro ''utilizzando - sottolinea Cofferati - il metodo dell'
Avviso comune, mutuando e storpiando una prassi che è consolidata in Europa. Per l'Europa
l'Avviso comune è infatti il frutto di un confronto fra governo e parti sociali mirato a
recepire le direttive. Ma questa prassi ha avuto qui ben altra ragione e altra natura''.
Per Cofferati si utilizza la terminologia ''Avviso comune'' per cercare di orientare
l'opinione pubblica e soprattutto le forze politiche e sociali, accreditando l'opinione
che il governo italiano opera all'interno di regole e prassi consolidate in Europa''.
Dunque, con questo metodo, il governo ha proposto di riaprire il confronto, in un rapporto
diretto tra sindacati e organizzazioni datoriali, su temi ''senza costo'', mentre per
quelle materie che hanno invece incidenza sulla spesa pubblica, tutto deve avvenire con la
regia del governo. Il governo ha poi aggiunto che, se il confronto produrrà una intesa
sui temi della delega, questa sarà recepita. Se l'intesa non ci sarà, il governo
procederà invece liberamente nella attuazione della delega, con possibilità di operare
modifiche che tengano conto degli elementi emersi dal confronto. Il periodo ipotizzato per
completare questo percorso è di due mesi, con un prolungamento possibile di breve durata,
su richiesta comune delle parti o decisione del governo, se lo stesso dovesse valutare che
serve ancora uno spazio di tempo per arrivare ad una soluzione. Intanto, mentre il
confronto si sviluppa, il governo si impegna a rimodulare i tempi della discussione in
Senato sulla delega relativa al mercato del lavoro.
La risposta della Cgil
A questa proposta la Cgil ha risposto chiedendo due ''sostanziali cambiamenti''. Il primo
è lo stralcio, dal testo presente in Senato, delle parti relative all'articolo 18 e
all'arbitrato. ''Abbiamo aggiunto poi - ha detto Cofferati- che nel confronto con le
imprese fosse prevista l'esclusione esplicita di tutto ciò che attiene allo Statuto dei
lavoratori, ovviamente a partire dall'articolo 18. Il Governo non ha accettato le nostre
richieste e per questo motivo la Cgil si è dichiarata indisponibile al confronto, non
solo per coerenza con quanto sostenuto fino ad oggi, ma perché sono venute a mancare
condizioni vitali per proseguire la discussione''.
Per Cofferati la Cgil si è trovata di fronte ad una ''proposta precostituita, nata da
confronti esterni al luogo della discussione, confronti nei quali la Cgil non è stata
coinvolta''.
Cofferati ha proseguito il suo intervento denunciando un uso strumentale e la ricerca di
un forte effetto mediatico nella scelta di mettere intorno ad un tavolo ''quante più
organizzazioni possibili per poi dire che una sola di queste non ha accettato la
discussione, o per creare una pressione delle altre sulla Cgil. Bisognerà tenere conto di
questo aspetto perché lo ritroveremo nei giorni a venire. Ma la scelta più subdola del
Governo - ha aggiunto- è stata quella di presentare l'intera messa in scena come un atto
di umiltà.''
Poco comprensibile per il segretario Cgil l'atteggiamento di Cisl e Uil, ''un errore
grave'' lo ha definito ''che potrà avere effetti pericolosi'' già a partire
dall'iniziativa della Confindustria a Torino nei prossimi giorni dove, secondo Cofferati,
verrà riproposta una modifica dell'impianto contrattuale, con un solo livello di
contrattazione e atti negoziali individuali. E questo sarà possibile grazie ''agli spazi
aperti nelle ore passate. Cisl e Uil avranno di fronte un interlocutore vorace''.
Aperto il confronto
su materie extra-delega
Cofferati ha poi aggiunto che ''resta ferma la disponibilità della Cgil a discutere su
tutte quelle materie che sono extra-delega a partire dallo statuto della società europea.
Su questo punto il segretario genarle della Cgil ha tuttavia precisato che si tratta di un
confronto 'virtuale', perché mancano poi, in concreto, le condizioni per chiuderlo.
E le condizioni sono, ad esempio, ''provvedimenti e orientamenti in materia fiscale con i
quali creare forme di partecipazione dei lavoratori alla impresa. Attualmente mancano.
Siamo di fronte ad una esplicita e vistosa contraddizione che il governo tenterà di
nascondere''. Il confronto resta aperto anche sul Mezzogiorno, sui temi dei diritti, delle
tutele e degli ammortizzatori.
Cofferati propone di rendere visibili opinioni e proposte della Cgil e contemporaneamente
mettere allo scoperto le contraddizioni del governo. Alcuni esempi: la proposta della Cgil
di riforma degli ammortizzatori sociali è strettamente legata alla pratica della
formazione e questo ha costi rilevanti calcolati in circa 6000 miliardi. Il governo pensa
invece ad una riforma senza costi. E ancora: la Cgil propone di estendere diritti e tutele
a tutti quei lavoratori che non ne hanno, una sorta di Carta dei Diritti, a partire dai
collaboratori coordinati e continuativi. Il governo, da parte sua, non fa nulla e
lascia morire in parlamento il testo della legge Smuraglia.
Si cercherà poi -dice ancora Cofferati- di accelerare e forzare l'iter su previdenza e
fisco. Se passassero le proposte in campo il danno riguarderebbe giovani e anziani. Se
infatti cala il monte dei contributi complessivi, e a questo mira il governo, per i
giovani il disastro arriverà fra 40 anni, ma per tutti gli altri arriverà molto prima,
fra sei o sette anni, come ha già detto il presidente dell'Inps. Anche sull'immigrazione
si cercherà di intervenire accelerando la discussione in Parlamento della legge
Bossi-Fini, su cui la Cgil ha già dato parere negativo. E sulla scuola si cercherà
di far passare la riforma Moratti, un vero e proprio passo indietro.
''In sostanza si sta realizzando uno scenario che mette in discussione ruolo, funzioni ed
efficacia della contrattazione collettiva. Di fronte a questo scenario - dice Cofferati-
è indispensabile una risposta forte per contrastare tutte le intenzioni che sono in
campo, come quella di far credere ad un arroccamento della Cgil legato a posizioni
politiche e non sindacali. Perché questa propaganda non faccia danno occorre rilanciare e
rendere evidenti le nostre ragioni. La strada è una sola, antica e faticosa: il rapporto
diretto con le persone, la partecipazione di tutto il gruppo dirigente, unità per far
crescere il consenso sulle nostre ragioni''.
n.v |