Che
non si sarebbero accontentati dei modesti aumenti conseguiti negli ultimi due anni, i
sindacati lo avevano annunciato da tempo. Adesso è ufficiale. Per il rinnovo del prossimo
contratto collettivo lIg Metall, per prima, ha chiesto incrementi per il 2002 fra il
5 e il 7 per cento. Tuttora dibattuta invece è la questione che riguarda la
partecipazione ai profitti dellimpresa da parte dei dipendenti.
Lultimo accordo, della durata di 21 mesi,
aveva portato ai metalmeccanici un aumento del 2,1 per cento. Tolta linflazione e i
maggiori contributi sociali, la crescita reale è stata pari a zero, nonostante che il
settore fosse in chiara espansione. Non solo. Tutte le statistiche indicano che in media
ogni lavoratore dipendente tedesco guadagna oggi meno che nel 1991 (in percentuale:
5,35 percento). Ciò è senza dubbio conseguenza dellaumento di tasse e
contributi, ma anche di una crescita del salario lordo che per anni è stata decisamente
limitata. A trarne vantaggio è stata la concorrenzialità internazionale
delleconomia tedesca. Resta il fatto che negli ultimi ventanni i salari reali
sono rimasti pressoché stazionari, mentre i profitti sono saliti, dal 1980, del 90 per
cento (dal 1991 di quasi il 31 per cento, dopo un brusco calo nel 1993 e il pareggio nel
91, nel 94 e nel 95).
I datori di lavoro ovviamente preferiscono suonare
un altro spartito, ricordando ad esempio il parallelo tra salari e disoccupazione. La
crescita relativamente forte dei salari nella prima metà degli anni 90 sostengono
avrebbe causato la perdita di 1 milione di posti di lavoro; al contrario, le intese
moderate a partire dal 1995 avrebbero prodotto un surplus occupazionale del 4 per cento.
Ecco perché, secondo i calcoli dellIstituto delleconomia tedesca, vicino agli
imprenditori, altri tre anni di crescita contenuta dei salari determinerebbero nei
prossimi cinque anni un aumento di altri 400 mila posti di lavoro. Interpretazioni.
Cè pure chi afferma che la forte crescita delloccupazione segnalata
dallindustria metalmeccanica nel 2000, un anno boom, sia dovuta in gran parte al
notevole aumento della domanda estera. Ciò non significa che aumenti robusti del nuovo
contratto non possano mettere ancor più in difficoltà alcune imprese già provate dalla
crisi congiunturale.
È anche per questo motivo che lo scorso ottobre
Klaus Zwickel, segretario dellIg Metall, aveva proposto prima un contratto di sei
mesi, in considerazione delle incertezze congiunturali respinto però sia dai
datori di lavoro che dai suoi colleghi , e successivamente un contratto suddiviso in
due parti: una valida per tutti, e una commisurata ai ricavi delle aziende, che garantisse
ai dipendenti delle aziende in buona salute salari più alti. Si tratta di unipotesi
non nuova, che nasce dalla diversità delle situazioni aziendali ed è vista di buon
occhio dagli imprenditori: in genere le imprese metalmeccaniche del nord del paese si
trovano in acque peggiori rispetto a quelle del sud, e allest hanno più problemi
che allovest. Lo stesso vale allinterno di ogni settore: per Mercedes e
Porsche, ad esempio, le ordinazioni non mancano, mentre per la Opel è vero il contrario e
i tagli occupazionali sembrano inevitabili.
Lidea di Zwickel, suggeriscono vari
osservatori, non era solo quella di aiutare le aziende in difficoltà, ma soprattutto
quella di vincolare per contratto le aziende floride alla cessione ai dipendenti di una
parte dei profitti conseguiti. Fino ad oggi infatti la decisione relativa alla
partecipazione ai risultati aziendali spetta esclusivamente allazienda. In ogni
caso, dopo qualche tentennamento, la proposta di Zwickel ha trovato allinterno del
sindacato più oppositori che sostenitori, ed è stata fatta cadere. Resta in piedi la
richiesta di aumenti avanzata dallIg Metall, in una misura insolitamente alta per
ragioni non solo economiche. Mentre gli imprenditori sono orientati a concedere per il
2002 aumenti tra l1,5 e il 2 per cento pari alla crescita prevista della
produttività , diversi esperti sostengono la necessità, a fronte del calo delle
esportazioni, di rafforzare la domanda interna, del resto già abbastanza debole fin dal
1995. In altri termini: i consumatori tedeschi necessitano di più soldi nelle tasche.
(Rassegna sindacale, n. 2, 22 gennaio 2002) |