Germania / Inizia la stagione dei rinnovi contrattuali

L'IG Metall chiede aumenti tra il 5 e il 7%

di Roberto Goldin

Che non si sarebbero accontentati dei modesti aumenti conseguiti negli ultimi due anni, i sindacati lo avevano annunciato da tempo. Adesso è ufficiale. Per il rinnovo del prossimo contratto collettivo l’Ig Metall, per prima, ha chiesto incrementi per il 2002 fra il 5 e il 7 per cento. Tuttora dibattuta invece è la questione che riguarda la partecipazione ai profitti dell’impresa da parte dei dipendenti.

L’ultimo accordo, della durata di 21 mesi, aveva portato ai metalmeccanici un aumento del 2,1 per cento. Tolta l’inflazione e i maggiori contributi sociali, la crescita reale è stata pari a zero, nonostante che il settore fosse in chiara espansione. Non solo. Tutte le statistiche indicano che in media ogni lavoratore dipendente tedesco guadagna oggi meno che nel 1991 (in percentuale: –5,35 percento). Ciò è senza dubbio conseguenza dell’aumento di tasse e contributi, ma anche di una crescita del salario lordo che per anni è stata decisamente limitata. A trarne vantaggio è stata la concorrenzialità internazionale dell’economia tedesca. Resta il fatto che negli ultimi vent’anni i salari reali sono rimasti pressoché stazionari, mentre i profitti sono saliti, dal 1980, del 90 per cento (dal 1991 di quasi il 31 per cento, dopo un brusco calo nel 1993 e il pareggio nel ’91, nel ‘94 e nel ‘95).

I datori di lavoro ovviamente preferiscono suonare un altro spartito, ricordando ad esempio il parallelo tra salari e disoccupazione. La crescita relativamente forte dei salari nella prima metà degli anni 90 – sostengono – avrebbe causato la perdita di 1 milione di posti di lavoro; al contrario, le intese moderate a partire dal 1995 avrebbero prodotto un surplus occupazionale del 4 per cento. Ecco perché, secondo i calcoli dell’Istituto dell’economia tedesca, vicino agli imprenditori, altri tre anni di crescita contenuta dei salari determinerebbero nei prossimi cinque anni un aumento di altri 400 mila posti di lavoro. Interpretazioni. C’è pure chi afferma che la forte crescita dell’occupazione segnalata dall’industria metalmeccanica nel 2000, un anno boom, sia dovuta in gran parte al notevole aumento della domanda estera. Ciò non significa che aumenti robusti del nuovo contratto non possano mettere ancor più in difficoltà alcune imprese già provate dalla crisi congiunturale.

È anche per questo motivo che lo scorso ottobre Klaus Zwickel, segretario dell’Ig Metall, aveva proposto prima un contratto di sei mesi, in considerazione delle incertezze congiunturali – respinto però sia dai datori di lavoro che dai suoi colleghi –, e successivamente un contratto suddiviso in due parti: una valida per tutti, e una commisurata ai ricavi delle aziende, che garantisse ai dipendenti delle aziende in buona salute salari più alti. Si tratta di un’ipotesi non nuova, che nasce dalla diversità delle situazioni aziendali ed è vista di buon occhio dagli imprenditori: in genere le imprese metalmeccaniche del nord del paese si trovano in acque peggiori rispetto a quelle del sud, e all’est hanno più problemi che all’ovest. Lo stesso vale all’interno di ogni settore: per Mercedes e Porsche, ad esempio, le ordinazioni non mancano, mentre per la Opel è vero il contrario e i tagli occupazionali sembrano inevitabili.

L’idea di Zwickel, suggeriscono vari osservatori, non era solo quella di aiutare le aziende in difficoltà, ma soprattutto quella di vincolare per contratto le aziende floride alla cessione ai dipendenti di una parte dei profitti conseguiti. Fino ad oggi infatti la decisione relativa alla partecipazione ai risultati aziendali spetta esclusivamente all’azienda. In ogni caso, dopo qualche tentennamento, la proposta di Zwickel ha trovato all’interno del sindacato più oppositori che sostenitori, ed è stata fatta cadere. Resta in piedi la richiesta di aumenti avanzata dall’Ig Metall, in una misura insolitamente alta per ragioni non solo economiche. Mentre gli imprenditori sono orientati a concedere per il 2002 aumenti tra l’1,5 e il 2 per cento – pari alla crescita prevista della produttività –, diversi esperti sostengono la necessità, a fronte del calo delle esportazioni, di rafforzare la domanda interna, del resto già abbastanza debole fin dal 1995. In altri termini: i consumatori tedeschi necessitano di più soldi nelle tasche.

(Rassegna sindacale, n. 2, 22 gennaio 2002)