ESTRATTI DAL "LIBRO BIANCO" di MARONI

La "summa ideologica" su cui il Governo si prepara a varare i suoi interventi.

 

Il Libro bianco ha una rivoluzionaria premessa idologica :

Infatti ...... Esiste in Italia un problema di "deficit culturale": i dipendenti si sentono estranei ad un coinvolgimento nell’impresa in cui sono occupati. Il lavoratore assai più che semplice titolare di un "rapporto di lavoro", è invece un collaboratore all’interno di un ciclo.

Quindi ... Chi dice che c’è contraddizione, cioè opposti interessi, tra capitale (padroni) e lavoro (venditori della forza lavoro) ha un grave problema di "deficit" culturale....... Siamo deficienti.

Precariato

Occorre continuare ad accrescere la flessibilità eliminando quegli ostacoli normativi che ancora rendono complicato l’utilizzo delle tipologie contrattuali flessibili : i contratti a tempo parziale, interinali, temporanei, sono strumenti che favoriscono l’ incontro tra domanda e offerta. Occorre inoltre prevedere nuove tipologie contrattuali : il "lavoro intermittente" ( compenso minimo di disponibilità e retribuzione reale quando si lavora) e il "lavoro a progetto" ( lavoro autonomo parasubordinato in cui si concordano individualmente tempi e qualità della prestazione e in base al loro raggiungimento si è pagati).

Sciopero

Nel settore industriale lo sciopero ha subito una progressiva perdita di importanza (grazie a chi ?). Nei servizi essenziali e in particolare nel settore dei trasporti permangono invece comportamenti irrispettosi delle esigenze degli utenti.

Nell’ambito della nozione di ‘raffreddamento’ del conflitto occorrono decisioni più coraggiose sulla "rarefazione oggettiva" ( adeguati intervalli tra uno sciopero e l’altro ) e l’istitutuzione del referendum come condizione per la legittima proclamazione dello sciopero. Si possono sperimentare forme di sciopero virtuale e/o solidale, che non produca la sospensione o l’interruzione del pubblico servizio ma la devoluzione del corrispondente sacrificio economico ad un fondo gestito bilateralmente dai lavoratori e dall’ Azienda.

Contratti collettivi

La contrattazione collettiva è rimasta fortemente centralizzata. Il riferimento all’ inflazione programmata previsto dall’accordo del 1993 ( con il principio di non automatico recupero dell’ inflazione passata dovendosi tenere conto delle eventuali origini esterne al sistema produttivo), ha contrastato il rischio di spirali inflazionistiche (aumentando i profitti e diminuendo i salari reali, ndr). La contrattazione collettiva ha però caratteristiche inadatte ad assicurare la flessibilità della struttura salariale. Essa produce norme inderogabili che escludono la libera pattuizione individuale e non lascia alcuna flessibilità alle parti, se non in senso migliorativo per il lavoratore.

Lavoro e federalismo

La recente riforma costituzionale ( fatta dall’ Ulivo e passata al referendum, ndr ) assegna alle Regioni potestà legislativa concorrente in materia di "tutela e sicurezza del lavoro", "professioni", nonché "previdenza complementare e integrativa". La potestà legislativa delle Regioni riguarda quindi non soltanto il mercato del lavoro, bensì anche la regolazione dei rapporti di lavoro, quindi l’ intero ordinamento del lavoro. Sarà così possibile realizzare differenziazioni regionali. Occorre proseguire su questa strada.

Giustizia del lavoro

La crisi della giustizia del lavoro è dovuta sia ai tempi con cui vengono celebrati i processi, sia alla qualità professionale ( !!! ) con cui sono rese le pronunce. Il Governo si propone di sperimentare interventi di collegi arbitrali già avanzata da più parti. Conferendo al collegio arbitrale, a proposito dell’ estinzione del rapporto di lavoro indeterminato ( = licenziamento ), la possibilità di optare per la reintegrazione o per il risarcimento. E’ insufficiente per rilanciare l’istituto arbitrale vincolare l’arbitro al rispetto della legge e dei contratti collettivi, impedendo così giudizi basati sull’equità. L’impugnabilità del lodo arbitrale può essere proposta solo per vizi di procedura. L’attuale ordinamento giuridico del lavoro ( cioè l’art. 28 ) protegge troppo gli insiders (occupati) a scapito degli outsiders( in ricerca di occupazione).

Invece di tutelare i secondi si progetta di non tutelare più neanche i primi.

Collocamento

E’ urgente, una massima semplificazione delle procedure di collocamento attraverso la competizione tra strutture pubbliche e private. Alla funzione pubblica vanno affidare residue attività (anagrafe, scheda professionale, controllo dello stato di disoccupazione involontaria e della sua durata, azioni di sistema) mentre vanno affidate al libero mercato le attività di servizio. Il Governo valuta positivamente l’esperienza del patto per il lavoro realizzata dal Comune di Milano con un’intesa fra le parti sociali.

Pensioni

Occorre ridurre le uscite dal mercato del lavoro e elevare il grado di partecipazione degli anziani.

I lavoratori anziani non applicandosi a loro il sistema contributivo che basa il calcolo dei trattamenti pensionistici sull’intera vita lavorativa e non solo sugli ultimi anni di contribuzione, non sono incentivati a proseguire l’attività lavorativa, passando magari a rapporti di lavoro a tempo parziale. A loro rimane accessibile solo il canale delle pensioni d’anzianità. Inoltre i meccanismi di flessibilità all’ingresso, caratterizzati da un minore peso contributivo per le aziende,non sono operanti nel caso dei soggetti più anziani. Ciò ha contribuito a favorire uno spostamento della domanda di lavoro verso le nuove generazioni.

Dove si mistifica dicendo che

  • i lavoratori non gradiscono ma sono obbligati alle pensioni di anzianità
  • il calcolo contributivo farebbe loro bene
  • per continuare a lavorare si farà pagar meno contributi ( = meno pensione) alle aziende

Democrazia economica (!!!)

Nel nostro Paese è riscontrabile un problema di "deficit culturale": i dipendenti ed i loro rappresentanti si sentono estranei ad una prassi di coinvolgimento di tipo finanziario nell’impresa in cui sono occupati.

La legge ha già introdotto particolari favori fiscali per le società che emettono nuove azioni a favore dei propri dipendenti.

Nel nostro Paese lo sviluppo dell’azionariato dei dipendenti si è però fin qui manifestato soprattutto a margine di singoli processi di privatizzazione di aziende pubbliche. Occorre una nuova base normativa di supporto e incentivazione di questo obiettivo per una modernizzazione delle nostre relazioni industriali.

Qui si svela il vero obiettivo di questa "democratizzazione economica".

Rimuovere ideologicamente quel "deficit" culturale che sta alla base del conflitto di classe. Conflitto scritto nella materialità del modo di produrre capitalistico.

I piani di partecipazione finanziaria dei lavoratori potrebbero prevedere un periodo maggiore di inalienabilità delle azioni. Inoltre si potrebbe prevedere l’utilizzo di anticipazioni sul trattamento di fine rapporto, l’impiego di quote o elementi della retribuzione, il ricorso al credito eventualmente attraverso l’intervento dei fondi pensione.

La vera questione da affrontare è quella dell’ alternativa tra azionariato collettivo e azionariato individuale. Potrebbe essere utile rafforzando la posizione dei dipendenti azionisti e rendendo più equilibrato il rapporto tra assunzione del rischio e potere di controllo insito nella adesione ad un piano di partecipazione azionaria.

Il tema della partecipazione azionaria si lega evidentemente con quello dell’utilizzazione del trattamento di fine rapporto (TFR) per la costituzione dei fondi pensione.

a cura dello Slai Cobas