La Cgil verso la firma. Sinistra sindacale, Camera del lavoro di Brescia e Fiom votano contro
Lombardia, patto per la deregulation nel lavoro

Un nuovo patto per Milano anche in Lombardia? Potrebbe essere solo una questione di giorni dopo il mezzo sì della Cgil regionale. Il via libera, per il momento, si limita a un “mandato” consegnato nelle mani della nuova segretaria generale Susanna Camusso dal direttivo, ma potrebbe trasformarsi in una adesione piena. Contrariamente alla volta precedente quando la Cgil si oppose al “patto di Milano”, firmato invece da Cisl e da Uil, non ci sarebbero grandi veti da parte della segreteria nazionale. La firma è attesa per il prossimo 19 settembre in occasione degli “stati generali” convocati da Formigoni. La Camusso nei giorni scorsi ha più volte parlato di «novità positive». La sinistra interna, insieme ad una parte della Fiom e a tutti i sindacalisti della Camera del lavoro di Brescia, ha votato contro e promette una contestazione aperta. In pratica, il nuovo “Patto della Lombardia” assume come modello costituente per il futuro Statuto regionale lombardo le relazioni tra forze sociali e il governo del territorio, e supera i riferimenti nazionali restringendosi ad un impianto territoriale e corportativo grazie ad una fortissima iniezione di sussidiarietà. La bozza del patto lombardo è stata fortemente criticata anche dal Coordinamento dei delegati e delle delegate della Lombardia. «Quello che Formigoni propone - è scritto in un comunicato - è la degenerazione delle relazioni sindacali verso una deriva neocorporativa, un tavolo a cui il sindacato è chiamato a sedersi per fare accordi per permettere e sostenere la realizzazione di obiettivi condivisi, dando al sindacato un riconoscimento istituzionale (di lobby) e svuotando lo stesso sindacato di ogni “velleità” vertenziale e democratica basata su percorsi di definizione degli obiettivi a partire dalla consultazione tra i lavoratori, di acquisizione di un mandato preciso a trattare, di verifiche sulll’andamento dei negoziati e sugli obiettivi raggiunti. I delegati e le delegate invitano la Cgil Lombardia a respingere il modello di relazioni sindacali «che Formigoni vuole proporre ed affermare». «C’è urgenza di riprendere l’iniziativa, di tornare nei luoghi di lavoro, di costruire piattaforme capaci di rappresentare i bisogni dei lavoratori e delle loro famiglie sui temi del salario sociale, della tutela e dello sviluppo dei diritti». L’idea base del patto per la Lombardia è il “partenariato” in cui «gli obiettivi e le modalità di attuazione fanno riferimento allo Statuto regionale e agli strumenti di programmazione regionale annuale e pluriennale e si articolano sulle aree-obiettivo». Tra gli obiettivi dichiarati del patto c’è l’attuazione del federalismo (stranamente senza attendere l’esito del referendum) e una non meglio specificata “semplificazione normativa”. Il modello federale viene reputato «il più idoneo per la crescita del benessere e dei diritti dei cittadini e per lo sviluppo del sistema sociale, economica e territoriale lombardo». Il documento, mentre da una parte assicura la lotta al lavoro sommerso, dall’altra parla di «sostegno a sperimentazioni territoriali, concordate tra le parti, soprattutto in ambiti caratterizzati da forte dinamismo e significativo ricorso a forme di lavoro parasubordinato, tali da favorire un corretto equilibrio tra impiego delle flessibilità, esercizio dei diritti e crescita professionale».

Fa. Seba.