Il "libro Bianco" e la Giustizia
del lavoro.
di Raffaele Foglia, Consigliere della Corte di Cassazione
(già Presidente della Commissione ministeriale per lo
studio e la revisione della normativa processuale del
lavoro)
Il Libro Bianco sul mercato del lavoro in
Italia dellon. Ministro Maroni, dedica una
fugace, ma non insignificante, attenzione alla Giustizia
del lavoro.
In particolare, richiamando i lavori della Commissione di
studi istituita dai Ministri della Giustizia e del Lavoro
del Governo precedente (Commissione che ho avuto
lonore di presiedere e che ha operato con
lapporto di eminenti esperti - docenti
universitari, avvocati di chiara fama, e magistrati di
merito e di legittimità - nel ristretto arco di 4/5
mesi) il Documento riserva un perentorio giudizio
negativo nei seguenti termini: Il
Governo
considera con perplessità le conclusioni
non unanimi cui è approdata, sul punto, la
Commissione
..
Il testo governativo, esclusivamente incentrato
sulla prospettiva delle vie arbitrali di soluzione delle
controversie, come soluzione di tutti i
gravissimi problemi della Giustizia del lavoro (anche
di quella riguardante le controversie previdenziali ?)
non dedica alcun cenno agli altri numerosi versanti
affrontati della Commissione (conciliazioni
endoprocessuali, controversie aventi ad
oggetto i licenziamenti ed i trasferimenti dei
lavoratori, controversie previdenziali, processo
monitorio, regime delle spese ecc.) tutti aspetti
ineludibili che hanno impegnato con grande passione
professionale i membri più attivi, e che trovano
nellelaborato della Commissione puntuali riscontri
che pure offrono utili spunti per una seria riforma
complessiva.
Non voglio contestare la scelta politica
(assai riduttiva per la verità) operata dal Documento
rispetto al quale, tuttavia anche per le
responsabilità assunte nelloccasione sia nei
confronti dellAutorità da cui derivava
linvestitura, sia rispetto agli autorevoli membri
della Commissione non posso non reagire,
sommessamente, con poche battute, per rispetto sia
della verità dei fatti che delle opinioni espresse
nelloccasione:
a) sul
problema dellarbitrato la Commissione, dopo aver
ripercorso le soluzioni differenziate corrispondenti alle
opzioni elaborate dal dibattito dottrinario più recente,
non è pervenuta ad alcuna conclusione unanime anche per
dovere di assoluta onestà intellettuale ed anche per il
doveroso rispetto delle scelte allepoca
(marzo/aprile 2001) ancora oggetto di delicati negoziati
in sede sindacale e politica su aspetti essenziali
del problema, nonché dellimpatto di importanti
accordi interconfederali (ARAN, CISPEL e CONFAPI) appena
conclusi o da troppo poco tempo operativi.
Questa soluzione aperta,
ispirata ad obiettività ed assoluta prudenza, è stata
condivisa da tutti i componenti della Commissione (anche
quelli meno impegnati nei lavori) ai quali era stato
chiesto di manifestare eventuali dissensi o pareri
diversi.
Si
tratta, in ogni caso, di soluzioni che possono costituire
una proficua base di approfondimenti ulteriori
come dimostra lattenzione che ai lavori della
Commissione ha già dedicato la stampa specializzata e
lambiente scientifico.
b) Senonchè, il
Libro bianco evidentemente preoccupato piuttosto
di rimuovere per via arbitrale il nodo
cruciale del regime reintegratorio dei licenziamenti
illegittimi (art.18 dello statuto dei lavoratori) -
non si cura affatto degli altri numerosi aspetti, non
meno cruciali, che
connotano la crisi della giustizia del
lavoro privato e pubblico (basti pensare alle
controversie previdenziali ed assistenziali che pesano in
misura vistosamente prevalente sulla funzionalità del
sistema, alle c.d. cause di massa o seriali, senza
contare, da ultimo, limpatto della privatizzazione
del pubblico impiego sulla giurisdizione ordinaria del
lavoro) su cui da tempo è in corso un lungo ed
approfondito dibattito culturale del quale pure non
vè traccia nel Testo governativo
c) Il Documento
governativo, puntando esclusivamente su una prospettiva
di privatizzazione della Giustizia del
lavoro, parte da una premessa generale
secondo cui la crisi della giustizia è tale, sia
per i tempi con cui vengono celebrati i processi sia per la
qualità professionale con cui sono rese le pronunzie,
da risolversi in un diniego della medesima
Più avanti, si sostiene che tutte le
controversie di lavoro potrebbero essere amministrate con
maggiore equità (?) ed efficienza per mezzo
dei collegi arbitrali
..
Questultima parte del Documento certamente
non riferibile al più nobile tema dellarbitrato di
equità appare assolutamente non condivisibile
perché al di là della fondatissima censura sui tempi
lunghi della giustizia (non solo del lavoro, per la
verità, ma sulle cui cause dovrebbe pur indagarsi
seriamente) manifesta vistosamente un
indiscriminato giudizio di disvalore per la giurisdizione
nel suo complesso, oltre che dellattività dei
singoli giudici.
Un giudizio tanto più grave anche per il
contesto ufficiale in cui essa figura che dovrebbe
suggerire lopportunità di una replica nelle sedi e
da parte dei soggetti istituzionalmente competenti a
garantire lautonomia e la dignità dei giudici.
Per quanto mi riguarda, credo di poter esprimere i
sentimenti dei componenti della Commissione di studi nel
suo complesso, e di tutti i Colleghi seriamente impegnati
nel difficile esercizio della giurisdizione, e
nella ricerca di soluzioni che assicurino maggiore
efficienza del sistema, specie in un settore così
delicato, manifestando il disagio e tutta
lamarezza nei confronti di un Interlocutore così
disattento rispetto ai problemi reali della Giustizia del
lavoro ed alle difficili condizioni (anche organizzative
e strumentali) in cui i Giudici del lavoro del nostro
Paese si trovano assai spesso ad operare in confronto ai
colleghi degli altri Paesi europei.
Cnel 21/11/2001
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