Lavoratori atipici: scontro sui minimi salariali

18 gennaio 2001

Alla fine di gennaio il disegno di legge Smuraglia sulle collaborazioni coordinate e continuative arriverà all’Aula della Camera per essere discusso e licenziato in un terzo e definitivo passaggio. Ma a questo punto, dopo essere rimasto arenato per più di due anni, si tratta di un testo molto diverso rispetto a quello voluto dal Senato.

Gli interventi della Commissione Lavoro della Camera sono stati rilevanti e all’insegna di un compromesso non indolore tra le anime politiche della maggioranza (tra il centro e la sinistra) e tra quest’ultima e Confindustria.
Le organizzazioni sindacali chiedono che si rispetti maggiormente il testo del Senato, mentre Confcommercio e Confindustria difendono i cambiamenti apportati dalla Camera.

Il punto della discordia, sul quale lo scontro è più aspro, riguarda i minimi salariali. La Camera, infatti, ha rimosso il riferimento a un nesso tra le retribuzioni del collaboratore e i minimi contrattuali dei dipendenti voluto da Palazzo Madama.

Confindustria è oggi particolarmente attiva per impedire che il dibattito al senato recuperi il riferimento ai minimi contrattuali. Vuole in pratica che il lavoro atipico sia totalmente libero da vincoli e che non sia tutelato da alcun riferimento ad un salario minimo garantito. Vuole in pratica garantirsi le condizioni per una forte concorrenzialità tra i lavoratori a tempo indeterminato e quelli precari ed atipici.

Confcommercio e Confindustria, inoltre, premono perché sia ripristinato il meccanismo della certificazione, tramite cui datore di lavoro e lavoratore potrebbero certificare davanti a un ente bilaterale il rapporto di lavoro al quale aderiscono e che potrebbe valere come prova in caso di controversie. Questo elemento, dichiarano in Confcommercio, eviterebbe l’intromissione di esterni "su un rapporto di lavoro nato tra due parti", ossia scongiurerebbe la mediazione sindacale e la possibilità dda parte dei lavoratori atipici di organizzarsi sindacalmente.

Questa strategia Confindustriale (che vede purtroppo sponde anche nell'area della maggioranza di Governo) è ovviamente coerente con i tentativi di ottenere una maggiore liberalizzazione nel ricorso alle forme flessibili del lavoro a tempo determinato ed interinale.

E' tutto il quadro delle regole che in realtà è sotto pressione. Da una normativa di assistenza all'occupazione si procede speditamente ad un quadro normativo di assistenza alla disoccupazione e di sostegno allo sviluppo del lavoro precario e flessibile.

Per saperne di più vedi il bollettino numero 4 del coordinamento Rsu