Lagitazione spontanea esplosa in questi giorni intorno allarticolo 29 del CCNL (art. 38 del CCNI) impone una rivisitazione delle storie e delle situazioni che hanno dato luogo a questo istituto APPUNTI PER UNA STORIA DELLART. 29 Cera una volta il merito distinto. Non è la prima volta che nella storia della scuola italiana esistono differenziazioni salariali fondate su meccanismi di carriera. Fino agli anni settanta, quando la scuola era meritocratica - direbbe qualcuno -, esisteva il cosiddetto "concorso per merito distinto", concorso per esami e titoli che dava diritto allanticipazione dellultimo scatto stipendiale (allepoca la progressione ordinaria era basata su 8 scatti automatici biennali ). La parte per titoli del concorso consisteva nella presentazione di alcuni titoli culturali e professionali: i titoli di studio, eventuali servizi come vicario, e le note di qualifica ( allepoca i capi di istituto davano a fine anno note di qualifica sul rendimento degli insegnanti e naturalmente, per partecipare, occorreva avere "ottimo" almeno negli ultimi tre anni). La prova scritta consisteva invece nella trattazione dellargomento di una lezione ed era seguita da un colloquio. Come si vede, se si toglie la prova strutturata e la ridondanza del curriculum, allora ridotto a pochi titoli, e se si aggiunge che oggi i soldi in palio sono almeno tre volte quelli di allora ( anche se allora, in tempi di baby-pensioni, la cosa aveva un grande ruolo per aumentare la base pre-pensionabile), le cose non sono poi tanto cambiate! Verso la fine degli anni settanta le battaglie sindacali condotte soprattutto dalla CGIL Scuola, allora da poco nata e frequentata soprattutto da giovani insegnanti, portarono alla morte delle note di qualifica e, con non pochi crucci da parte di SNALS e Sinascel CISL, sindacati "più anziani", del concorso per merito distinto. Egualitaristi e differenziazionisti. Non è fuori luogo dire che legualitarismo degli anni settanta era stata la tomba del merito distinto e che quindi era difficilmente proponibile allora non solo un altro meccanismo analogo, ma persino una qualsiasi differenziazione salariale che non fosse quella derivante dalla progressione automatica fondata sugli scatti di anzianità. Tuttavia restava aperto il problema di come retribuire le diversità di carico di lavoro o di orario che pure esistevano tra scuola e scuola o dentro una medesima scuola, in relazione alle diverse modalità di organizzazione della didattica spesso coesistenti. In parte a questi problemi si era risposto con il raddoppio dellorganico (scuola elementare e materna) o con riduzioni di orario frontale ( secondaria di primo e di secondo grado). Restavano tuttavia aperti molti problemi per le diverse intensità di lavoro e per il riconoscimento delle attività di programmazione, soprattutto laddove si sperimentava. Per non parlare poi delle più classiche differenziazioni lavorative: correzione dei compiti, diverso numero di classi, alunni e consigli ecc. Listituzione non aveva abbandonato del tutto comunque lidea di una valutazione del lavoro docente , anche se non più affidata al preside: i Decreti delegati del 1974 prevedevano un comitato di valutazione eletto dai docenti, la cui attività però rimase limitata alla valutazione dellanno di prova per i neo-immessi in ruolo (opera per altro non da poco allora, se si pensa che tra il 1974 e il 1984 furono immessi in ruolo almeno 600.000 lavoratori della scuola). Sul fronte sindacale si fronteggiavano due schieramenti: coloro che, per diversi motivi - a volte anche opposti - erano a favore di un sistema rigidamente egualitario e coloro che ritenevano andasse introdotto un meccanismo di riconoscimento delle diversità del lavoro. Del primo schieramento facevano parte buona parte dellestrema sinistra, allora molto presente in CGIL e nel Sism-CISL, ma anche coloro che si opponevano alle innovazioni (lo SNALS e una parte del Sinascel CISL), del secondo faceva parte la maggioranza della CGIL Scuola e una parte del Sinascel CISL. I limiti della risposta taylorista. In particolare dentro la CGIL Scuola la discussione sulla differenziazione prese come riferimento il meccanismo dellorario ipotizzando la possibilità di prevedere per linsegnante un orario onnicomprensivo full-time (Congresso di Copanello, 1981), magari introducendo una fase o un sistema a doppio regime. Ma il contratto nazionale del 1982 non approdò a nulla in merito e questa ipotesi risultò battuta in una consultazione nazionale sullorario di lavoro tenutasi nel 1984. Questa specie di referendum, forse la consultazione sindacale più ampia che si sia mai tenuta nella scuola italiana, diede solo il 15% allipotesi full-time, il 35% allipotesi conservatrice di lasciare le cose come stavano. Al contrario circa il 50% dei consultati si dichiarò favorevole ad unipotesi che riconoscesse orari e attività fatti in aggiunta allorario normale. Dallesito di questa consultazione prese il via lipotesi di istituire un fondo per queste attività: quello che sarà poi il fondo dincentivazione e successivamente il fondo distituto. Un tentativo di reintrodurre una specie di orario onnicomprensivo in nuce verrà fatto nel contratto del 1989, ma senza fortuna, dato che le funzioni del cosiddetto "tempo potenziato" rimarranno schiacciate tra le esigenze dellAmministrazione (supplenze e classi collaterali) e quelle del sindacato (attività sperimentali, extracurricolari, integrative ecc.) In questi anni, alla fine degli ottanta, segnati anche dalla nascita dei Cobas e poi della Gilda, emergono i limiti della risposta taylorista per la definizione della professionalità docente, una professionalità creativa e non esecutiva, quindi difficilmente inquadrabile negli orari o nelle quantità di lavoro. Questa difficoltà si registra anche nelle spinte contestative che vanno dallipertayloristica proposta di correggere i compiti a cottimo alla antitayloristica ineffabilità del lavoro "artigiano" del docente. Una coesistenza impossibile che separerà rapidamente larea individualistico-aristocraticista del movimento di contestazione sindacale, che darà vita alla Gilda, da quella collettivista-egualitarista, che a sua volta si scinderà in Cobas e Unicobas. Dal taylorismo al "toyotismo". E in questi anni che fa di nuovo capolino lipotesi di una valutazione del lavoro docente: parallelamente alla messa in discussione del modello taylorista nelle industrie, dei suoi ruoli rigidi, delle sue inquadrature sistematiche e parallelamente alla sua sostituzione con le teorie dellorganizzazione più recenti fondate sugli obiettivi della qualità totale, anche nella scuola riprende piede lipotesi di un lavoro di valutazione a più livelli. Si parte dallipotesi di una valutazione di sistema, che però presto precipita sulla valutazione del lavoro docente: così mentre la prima è ancora tutta da costruire, lurgenza sembra essere quella di arrivare alla seconda. In testa alloperazione sono paesi come gli Stati Uniti o lInghilterra, i quali, oltre a vedere la prevalenza sfrenata dei modelli liberisti, hanno storicamente un sistema scolastico talmente disarticolato in autonomie locali da prevedere già di per sé servizi di valutazione nazionali che tengano sottocchio lomogeneità del sistema. Lì le politiche liberiste fanno il resto nello spostare dal sistema al singolo la valutazione. In Italia le nuove concezioni, meno rigidamente legate ad orario ed organizzazione del lavoro sembrano adattarsi meglio ad un lavoro difficilmente incasellabile come quello dellinsegnante, tanto più che i costi eccessivi di unoperazione full-time su larga scala e lindisponibilità della categoria sconsigliano di continuare con simili parametri. A ciò si aggiunga il fatto che nel 1993 il decreto ministeriale 29 aveva tolto la progressione economica automatica per anzianità e quindi si rendeva urgente trovare un meccanismo non più fondato su automatismi. In seguito a ciò va registrata un passaggio di attenzione dal sistema al singolo: il contratto nazionale del 1995, il primo in nuovo regime di contrattazione, quello che deve applicare il blocco degli automatismi previsti dal decreto 29, modifica in durata e valore gli scatti portandoli da 2-3 anni a 3-6-7 anni, individua per la progressione ordinaria il meccanismo degli aggiornamenti (100 ore di aggiornamento requisito per poter godere dello scatto nel periodo previsto) e introduce il principio dellaccelerazione di carriera, in ragione della valutazione della professionalità. Questultima però rimane lettera morta e le risorse saranno redistribuite a pioggia. Non è chiaro infatti su cosa debba basarsi la valutazione: per titoli, o in ragione di funzioni coperte, oppure, eventualmente, per orari. Lultimo contratto (1999). Fase 1. Tornando alle vicende italiane, come abbiamo visto le accelerazioni di carriera del contratto del 1995 erano rimaste inapplicate. Ma con la scadenza di questo era evidente che queste si sarebbero ripresentate. Ed infatti puntualmente alla stesura delle bozze di piattaforma ecco ripresentarsi il problema della differenziazione nella triplice veste di orari, impegni e professionalità. La tripartizione mirava ad evitare la sovrapposizione di queste tre "culture" che era stato uno degli elementi irrisolti che aveva portato allaffondamento delle accelerazioni di carriera nel contratto precedente. Al riconoscimento di questi tre aspetti avrebbero dovuto corrispondere tre strumenti diversi: retribuzioni aggiuntive , indennità di funzione, carriere. Nel dicembre 1998 la messa a disposizione di una parte consistente delle risorse derivante dai tagli nella scuola e dai mancati rinnovi contrattuali degli anni precedenti rendeva possibile questa triplice operazione. Se il recupero di questi risparmi era sicuramente positivo restava però il problema dei costi che questi avevano comportato ed in quelloccasione Alternativa Sindacale denunciò: " Si vogliono dare a pochi i soldi di tutti". In questa fase il problema era evitare che i soldi andassero tutti in operazioni di differenziazione, ma che una parte almeno servisse a compensare tutti i lavoratori investiti dai carichi delle trasformazioni scolastiche. Lesito di questa battaglia è stato il cosiddetto Compenso Integrativo Accessorio che ha permesso grosso modo di raddoppiare laumento previsto sulla base dei soli parametri di aumento del costo della vita. Un altro problema era evitare che loperazione servisse a consolidare un modello aziendalista di scuola e un modello manageriale di gestione in cui tutte le decisioni di natura didattica ed organizzativa e tutte le risorse economiche fossero in mano al capo di istituto e servissero ad alimentare uno staff composto di figure gerarchiche da questultimo direttamente scelte, seppure con la compensazione di una contrattazione scuola per scuola di cui sarebbero state soggetto le RSU. Per la parte relativa alle carriere le bozze restavano pericolosamente sul generico. Lultimo contratto. Fase II. La pericolosità di questo genericismo fu subito evidente ai primi di febbraio del 1999 quando il confronto tra Aran e OO.SS., superate le questioni circa il diritto di sedersi al tavolo delle trattattive delle forze sindacli minori e le manfrine preliminari, cominciò ad entare nel vivo. Citiamo da Italia Oggi del 5 febbraio 1999: "Confederali e Snals hanno bocciato la proposta Aran sulla ripartizione dei premi. Ai sindacati non piace che gli aumenti siano legati in larga misura ai meriti. LAran, secondo latto di indirizzo del governo, ha prospettato un contratto che crea una forte selezione e qualificazione degli insegnanti e del personale in genere, abbandonando lidea di aumenti generalizzati. La proposta, che piace a Gilda, è stata fortemente contrastata da Cgil, Cisl e Uil, (....) Il nuovo contratto nella bozza dellAran prevede invece concorsi per gli insegnanti che vogliono fare carriera, la possibilità di incarichi differenziati e di spostarsi in altre sedi." La proposta Aran infatti affrontava la questione delle funzioni e delle carriere prospettando due coordinatori, organizzativo e didattico, designati dal capo di istituto e un premio di 12 milioni per il 5% della categoria. Se sul fronte delle funzioni la resistenza alle ipotesi aziendaliste ha in qualche modo dato frutti, consentendo un numero più alto di funzioni-obiettivo rispetto alla gerarchia prevista e soprattutto vincolandole ad una decisione del collegio docenti, sul terreno delle carriere, pur con modifiche quantitative delloriginaria proposta Aran, ne è uscito confermato il profilo aristocratico-neogentiliano del "bravo insegnante" e il metodo selettivo e meritocratico della valutazione tramite concorso per esami, contenuto nellarticolo 29 che tutti conosciamo e che tanta indignazione ha suscitato in questi giorni. La scelta di accettare nella sostanza questa impostazione non è stata indolore: allinterno delle strutture sindacali si sono registrati notevoli dissensi, anche se solo allinterno del Direttivo della CGIL Scuola, questo dissenso si è espresso in una votazione finale in cui circa un terzo dei componenti non hanno votato a favore della firma del contratto. Lultimo contratto. Fase III. Se, ironia della sorte, chi, come la Gilda, allinizio si era dimostrato entusiasta delle proposte meritocratiche dellAran, ha finito per non siglare il contratto accampando il pretesto aristocratico dei soldi troppo pochi e dati a troppi, chi si era opposto alla prima proposta dellAran ha finito per accettarne pienamente la logica, fino a farla propria. Ciò ha sprecato anche la possibilità di utilizzare la contrattazione integrativa per migliorare listituto puntando a quello che propagandisticamente si proclamava esserne lobiettivo: premiare chi si impegna di più. Evidentemente lattribuzione dei sei milioni al 20% dei docenti è sembrato un gestibile compromesso tra resistenze egualitaristiche e spinte alla differenziazione, tra aziendalisti e nostalgici del merito distinto, tra tempopienisti e meritocratici. Da questo compromesso è uscita lipotesi delle tre valutazioni (curriculum, prova strutturata, lezione o simulazione di questa) vendute come atte ad esaminare i tre aspetti fondamentali della professionalità docente (impegno, competenze, abilità), ma più credibilmente afferenti a diversi profili docenti (il docente attivo, il docente colto, il docente abile) a loro volta privilegiati come target dai diversi soggetti sindacali Il resto è cronaca di questi giorni. gennaio 2000
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