Al Coordinamento nazionale RSU Universita': Rivendichiamo un forte recupero salariale per il rinnovo del secondo biennio contrattuale Ce' una esigenza, posta dalle lavoratrici e dai lavoratori
con determinazione a tutte le OO.SS. e in particolare al Snur-Cgil, da avanzare nel
biennio contrattuale 2000-2001: un forte
recupero salariale. Le ragioni sono evidenti e non si possono più rinviare. L'inflazione reale e' salita e continua a salire di più di
quella programmata; la "politica dei redditi'', stabilita nel famigerato accordo del
23 luglio '93, non ha affatto permesso la difesa del potere d'acquisto dei salari. Negli Atenei e' aumentata la produttivita', sono stati
aperti nuovi servizi mentre il personale si e' assottigliato. Gli organici negli Atenei
sono drasticamente diminuiti. Una situazione giunta a limiti non piu' sostenibili: si e'
sviluppato a dismisura il lavoro precario e atipico mentre lo stipendio dei
lavoratori e' diminuito per effetto degli aumenti delle tariffe, dei trasporti, della
benzina e della stessa istruzione scolastica e universitaria. Una situazione, quella dellistruzione, che ci dovrebbe
vedere impegnati in prima persona per la difesa del suo carattere pubblico e laico,
imponendo al Governo i necessari investimenti di cui ha bisogno. E gravissimo e vergognoso quanto denunciato dallOcse e
dal ministro De Mauro: ben un terzo della popolazione adulta ha grave difficolta'
nella lettura, nella scrittura e perfino nel conteggio. Oltretutto sono ben due
milioni coloro che sono classificati come analfabeti nel nostro Paese. Ma il ministro De Mauro e lo stesso Governo Amato non possono
scrollarsi di dosso le loro responsabilita'. Cosa hanno fatto per la scuola, per listruzione,
per lUniversita', per la Ricerca? Le vicende contrattuali stanno a dimostrare come il governo Amato
non tiene affatto alla scuola e allUniversita'
pubbliche, ma neanche alla Ricerca quando gli nega i fondi indispensabili. Sono 11 mesi,
esattamente dal 31 dicembre 1999, che attendiamo il rinnovo del secondo biennio del
contratto. I primi incontri tra Cgil, Cisl, Uil e l'Aran (l'agenzia per la
contrattazione del pubblico impiego) sui rinnovi contrattuali del P.I. sono iniziati con
grave ritardo nel marzo scorso e noi dovevamo ancora rinnovare il contratto. Ma la
trattativa e' entrata nel vivo solo alla fine di agosto, cioe' quando il governo ha
messo mano alla elaborazione della legge finanziaria. Al centro della trattativa: la
modifica dei tassi d'inflazione programmata per avvicinarli di più a quelli reali e il
conseguente aumento degli stanziamenti per adeguare gli stipendi dei pubblici dipendenti
al costo della vita. A settembre con l'inizio del nuovo anno scolastico, com'era
prevedibile, ha ripreso vigore la vertenza degli insegnanti, che per altro il 7 dicembre
scenderanno in sciopero. Certo, Amato ha dovuto allargare un po' la borsa e fare qualche
concessione per tamponare la protesta, soprattutto pensando alle elezioni politiche in
programma nella prossima primavera. Ha ridefinito i tassi d'inflazione per il 2000 e 2001
portandoli da 1,2% e 1,1% a 2.3% e 1,7%, lasciandoli pero' sempre ben al di sotto
dell'inflazione reale visto che a fine di quest'anno si attestera' almeno sul 2,8% e per
2001 sarà ancora peggio considerando i rincari delle tariffe di acqua, luce, gas,
trasporti, benzina ecc. Una grandinata di
aumenti che metteràa' a dura prova i redditi sempre piu' poveri dei lavoratori dipendenti LE CONCESSIONI DEL GOVERNO SONO DISTANTI DALLE RICHIESTE DEI
LAVORATORI Amato e i suoi ministri della Scuola, dell'Universita' e della
Funzione pubblica, nell'ambito della definizione della legge finanziaria, una manovra di
tipo elettorale del tutto inadeguata ad affrontare i problemi dei disoccupati, dei
pensionati, dei lavoratori in lotta per rinnovare i contratti, avevano ulteriormente
ritoccato queste cifre per "la spesa relativa ai rinnovi contrattuali del personale
dipendente del comparto ministeri, delle aziende e amministrazioni a ordinamento autonomo
e della scuola'' (art.52) pensando così di chiudere la partita, ma si sono illusi perche' la distanza con le richieste dei
lavoratori rimane enorme. Mentre i lavoratori della scuola continuano a rivendicare
"stipendi europei'', e cioe' aumenti assai più sostanziosi, pari a 500 mila lire
mensili uguali per tutti, docenti e personale ATA, avendo tutte le ragioni per
rivendicarli, nellUniversita' cosa viene proposto? Stando agli stessi dati di fonte governativa i salari dal '93 ad
oggi hanno perso qualcosa come il 10% rispetto all'inflazione reale, il 5% rispetto al pil
(prodotto interno lordo) e hanno subìto un 4% in più di pressione fiscale. PRIVATIZZAZIONE E PRECARIATO Il problema non riguarda solo gli stipendi che sono arretrati in
tutti i sensi, ma anche la condizione di lavoro, che in questo ultimo decennio e'
peggiorata pesantemente negli Atenei, come del resto in tutto il pubblico impiego. In
particolare da quando è stato privatizzato il rapporto di lavoro con il D.L.vo n.29/93, a
cui hanno fatto seguito una serie innumerevole di controriforme che hanno ridotto le
scuole, le università, le Asl, gli uffici pubblici alla stregua di aziende private. Di
conseguenza sono state introdotte le flessibilita' e i lavori precari, il part-time (legge
662/96), i contratti formazione-lavoro, persino il lavoro interinale (d.lgs n.80/98), per
non parlare dei lavori socialmente utili (Lsu) e di quelli di pubblica utilita' (Lpu)
impiegati nelle amministrazioni a salari di fame e senza diritti. Il governo, la Confindustria, gli stessi vertici sindacali
nazionali confederali temono che la lotta dei lavoratori della scuola e del pubblico
impiego per forti aumenti salariali faccia saltare la gabbia della "politica dei
redditi'' e della politica della concertazione, temono che metta in discussione e travolga
le controriforme che hanno investito i servizi sociali e le amministrazioni pubbliche,
temono che sia di esempio e faccia da battistrada alle altre categorie di lavoratori dei
settori privati, metalmeccanici in testa, che si apprestano a mobilitarsi per rinnovare le
rispettive vertenze contrattuali, temono infine che la contestazione coinvolga la stessa
Finanziaria . Per le ragioni sopra esposte ritengo che vadano sostenute le
ragioni dei lavoratori in lotta, appoggiate le loro rivendicazioni salariali e normative,
in materia di organizzazione del lavoro, dell'ordinamento professionale e di diritti
sindacali, contro il precariato e per l'occupazione predisponendo anche per le nostre
categorie Università e Ricerca una solida piattaforma rivendicativa che soddisfi le
esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori. 29 novembre 2000 ----------------------------------------------------- |