Riforma dell’assistenza

Una riflessione sulla Legge-quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali

"LOTTIAMO PER IL DIRITTO UNIVERSALE AI SERVIZI SOCIALI E ALL'ASSISTENZA PUBBLICA"

Con l’approvazione della "Legge-quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali'' è stata varata la "riforma'' dell'assistenza, grazie all’accordo politico raggiunto tra Governo e Polo, con la grave concessione del Governo sulle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali, regolate dalla "legge-quadro", che potranno essere ripartite tra le Regioni senza vincolo di destinazione.

Si è aperta così la strada allo "Stato sociale'' minimo, residuale, paternalistico che elargisce elemosine ai poveri, com'è il caso del "salario minimo d’inserimento'', in un quadro più di "ordine pubblico'' che di sicurezza sociale, fondato sul ruolo di supplenza svolto dalle donne in famiglia.

La legge-quadro infatti assegna alla famiglia un ruolo centrale nella politica sociale, come da sempre rivendicano le forze cattoliche ed integraliste. La famiglia, e al suo interno la donna, torna ad essere la maggiore produttrice e finanziatrice dei servizi sociali, su di essa lo Stato scarica tutti gli oneri economici, finanziari e organizzativi che tradizionalmente gli competevano. Tutte le misure di sostegno alla famiglia contenute nella legge, come "assegni di cura'', sgravi fiscali, ecc., che vanno a sostituire l'assistenza a domicilio o l'accesso a strutture sociali di assistenza e cura, sono finalizzate a valorizzare e preservare un modello di famiglia tradizionale, retrogrado e cattolico dove, secondo lo stesso diritto canonico, vi è il dovere alla "mutua assistenza'' e dove la donna si accolla il peso maggiore se non esclusivo di tutto il cosiddetto "lavoro di cura'' passando la vita in casa, ad assistere figli, marito, genitori, suoceri anche se malati, non autosufficienti e bisognosi di assistenza continua.

Attraverso il cosiddetto "riccometro'' anche i costi dei pochi servizi sociali pubblici o le prestazioni convenzionate verranno comunque scaricati sulle famiglie. Infatti, non solo vengono cancellati i diritti sociali collettivi, ma anche il diritto individuale all'assistenza; già da ora i Comuni chiamati a erogare prestazioni e servizi di assistenza non prendono come riferimento solo il reddito o la condizione di chi ne fa richiesta ma quello complessivo della famiglia, spesso allargandola oltre la sua composizione anagrafica, trasformando il principio della "solidarietà sociale'' contenuto nella Costituzione, in un dovere di "solidarietà familiare'' all'interno delle famiglie e fra famiglie stesse attraverso il riconoscimento e la valorizzazione delle forme di "auto-aiuto'' o del reciproco sostegno fra famiglie.

Non più garante della concreta soddisfazione dei diritti sociali delegati alla famiglia, lo Stato si ritaglia pertanto il ruolo di regolatore, sostenitore e finanziatore del mercato dei servizi sociali attraverso una serie di misure di liberalizzazione e di privatizzazione di ciò che è pubblico.

Risulta chiaro che in un simile sistema la povertà, l'abbandono e l'emarginazione, le disuguaglianze sociali si approfondiranno ancora di più. I ricchi potranno accedere a servizi privati di serie A, beneficiando anche di sgravi fiscali, mentre i poveri, i lavoratori, i pensionati a basso reddito e le loro famiglie dovranno accontentarsi di servizi di serie B sempre più ridotti e scadenti, come già dimostrato dall’esperienze di altri Paesi.

Allo stesso tempo la legge-quadro ispirata a un forte federalismo approfondirà le disuguaglianze territoriali, specie fra Nord e Sud del Paese, fra le Regioni ricche e le Regioni povere. Alle nuove Regioni-Stato e ai nuovi Comuni podestarili vengono infatti assegnati tutti i veri poteri di programmazione, organizzazione, gestione e verifica del sistema dei servizi sociali. Saranno loro, dotati di piena autonomia amministrativa e fiscale, ad amministrare i fondi trasferiti dallo Stato, a stabilire quanti e quali servizi saranno erogati, cosa sarà pubblico e cosa sarà privato, i criteri e i costi a carico degli utenti per accedere all'assistenza sociale. Essi potranno persino decidere di imporre limiti nell'accesso della popolazione immigrata ai servizi sociali. Avremo così tante assistenze sociali diverse l'una dall'altra, per distribuzione, prestazioni, qualità, efficacia, tariffe. Nascere, vivere, ammalarsi a Caltanissetta non sarà mai come nascere, vivere, ammalarsi a Milano: anche questo è un modo per sopprimere il diritto universale all'assistenza, perché lo Stato rinuncia a garantire diritti certi e esigibili in modo omogeneo ed egualitario in tutto il Paese.

Si tratta di una legge storica dal momento che ribalta la politica sociale e assistenziale che la Costituzione si proponeva di garantire attraverso il diritto universale all'assistenza, con un sistema di prestazioni e servizi sociali pubblici, gratuiti, omogenei su tutto il territorio nazionale. Una legge che da un punto di vista di principio e normativo invece di consolidare ed estendere lo "stato sociale", risponde ad un obiettivo lungamente perseguito dal padronato per liberare risorse dalla spesa sociale e assistenziale e dirottarle sulle imprese e il mercato.

Un obiettivo della destra, del governo Berlusconi che ne aveva fatto una bandiera del suo programma, realizzato ora dal governo di "centro sinistra''. Questa legge sopprime di fatto il diritto universale all'assistenza sociale in nome del principio della "sussidiarietà'' , secondo il quale lo Stato interviene solo dove il mercato e la famiglia non riescono ad arrivare; sarà ora il principio liberista della "compatibilità'' finanziaria e di bilancio a subordinare il godimento di diritti fondamentali e inderogabili, come quello all'assistenza, sulla base delle "risorse disponibili''.

Riteniamo che vada invertita questa tendenza, anche attraverso una dura e prolungata lotta per consolidare ed estendere lo "Stato sociale" sul piano dei diritti sociali, dalla previdenza alla sanità pubbliche, dai servizi sociali e assistenziali all'istruzione scolastica e universitaria pubblica.

Occorre battersi contro questa legge, per nuove importanti conquiste economiche e sociali e, fra queste, il diritto universale all'assistenza pubblica e a una rete di servizi sociali pubblici e gratuiti per gli anziani, i bambini, i portatori di handicap fisici e mentali, i tossicodipendenti, gli invalidi, i disoccupati, le donne, gli immigrati e per tutti i lavoratori.

Alberto Gallelli, Pier Paola Vivani, Moreno Verdi e Wladimiro La Gamba

della RSU di Ateneo -Università di Firenze

Patrizia Pierattini, Salvatore Cacciato del Comitato direttivo Snur-Cgil Firenze

Firenze, 19 dicembre 2000