| Per una legge sulla rappresentanza e
sulla democrazia nei luoghi di lavoro, che riconsegni ai lavoratori il diritto di
decidere. Alla SEROM (ex centro stampa del Corriere della Sera di Roma) si è manifestata palesemente la contradditorietà delle attuali regole che regolano l'assegnazione dei delegati Rsu sulla base del meccanismo che premia col 33% la rappresentanza delle liste Confederali e che marginalizza il diritto alla rappresentanza, liberamente espressa, in forma proporzionale ai voti realmente avuti da ogni lista. L'elezione delle Rsu alla Serom, sulla base delle attuali regole di ripartizione della rapresentanza ha infatti dato i seguenti rusultati:
E' palese l'ingiustizia di una ripartizione così determinata e la sua non adeguatezza a rappresentare l'espressione di voto dei lavoratori. Ciò che pesa e che condiziona tutto è una "posizione di rendita" a favore di alcune organizzazioni che mortifica l'indicazione di voto dei lavoratori. I lavoratori comprendono bene che sia l'8%, sia il 9% sono meno di 1/4 del 37%, che rispetto a questultimo il 38% è superiore di ununità, quindi, non si spiegano perché con le attuali regole 8 e 9 sono uguali a 37, e 38 vale il doppio!. Non vogliamo qui far pesare giudizi su questa o su quella organizzazione ma solo sottolineare la necessità di riprendere con forza l'iniziativa per una legge sulla rappresentanza e sulla democrazia nei luoghi di lavoro, fortemente voluta da un referendum popolare che l'aveva imposta, ma tutt'ora bloccata in parlamento dai veti Confindustriali e di forze conservatrici e moderate (presenti anche nella maggioranza di Governo).
dicembre 2000
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