Referendum -  Cgil: documento conclusivo Comitato direttivo

Roma, 27 gennaio 2000

''I cosiddetti "Referendum sociali", autentico manifesto ideologico del liberismo più regressivo, configurano una intollerabile strategia di attacco alla dignità e ai diritti delle persone; rivelano una idea di società in cui alla certezza delle regole per tutti si sostituisce la legge del più forte''.

E' quanto si legge nel documento conclusivo del Comitato direttivo della Cgil riunito a Roma il 27 gennaio 2000.

''Si snatura così  l'istituto referendario in nome di una presunta libertà che diventa arbitrio, o, come nel caso del referendum abrogativo della legge sull'immigrazione, si alimentano irresponsabilmente tensione sociale e tentazioni illiberali

Respingiamo con fermezza questa autentica barbarie civile, radicalmente incompatibile con la strategia riformatrice per l'estensione e l'universalità dei diritti fondamentali delle persone nel lavoro e nella cittadinanza, per una società accogliente, che da sempre ispira la CGIL e tutto il movimento sindacale.

Gravi e sconcertanti sono i pronunciamenti di Confindustria e di qualche altra parte del
mondo imprenditoriale a sostegno e condivisione degli obiettivi referendari.

Tali pronunciamenti rappresentano un atto ostile verso i lavoratori e i cittadini, che ha il
culmine nella libertà di licenziare, e per di più si pongono in evidente contraddizione con accordi che la stessa Confindustria italiana ha siglato in sede europea, finalizzati alla regolazione legislativa sulla base di criteri di non discriminazione di istituti quali il
par-time o il lavoro a tempo determinato.

Quegli accordi, che hanno ispirato apposite direttive dell'UE agli stati membri, sono
palesemente incompatibili con la totale de-regolazione che si persegue sostenendo i
referendum.

La scelta di Confindustria, quindi, lede l'efficacia della contrattazione collettiva, come già dimostrano le difficoltà crescenti ai tavoli negoziali in corso, pone un serio problema di credibilità della Confederazione degli imprenditori e palesa ulteriormente il suo vuoto di strategia di fronte alla domanda di qualità dello sviluppo, non scindibile dalla qualità del contesto sociale.

La Cgil, mentre esprime fiducia e rispetto verso il delicato lavoro della Corte
Costituzionale, impegna fin da ora tutti i propri militanti e le proprie strutture a estendere l'impegno e la mobilitazione per far vivere queste considerazioni verso i lavoratori, i pensionati, i cittadini affinché prevalga il NO ai "referendum sociali" che la Corte dovesse considerare ammissibili''

Il nostro impegno totale sarà rivolto a tutta la società italiana e finalizzato alla
costruzione del massimo consenso alla battaglia per respingere quei quesiti referendari e per affermare una moderna cultura delle relazioni.